Intervista a Cesare Basile

Uno strano "Arlecchino" dall'anima rock

La Casa 139 è ancora vuota. Sono le 20.45 e ci sono solo gli "abitanti" della casa e i musicisti ospiti della serata. Ho proprio voglia di sentirmi un bel live...quello di Cesare Basile, che questa sera presenta il nuovo album in uscita a gennaio, "Hellequin Song". Gli altri giocano alla play-station e noi parliamo un po'.

Ho sentito il Cd di presentazione dell'album con il singolo "Fratello gentile". Chi è costui?
"E' un personaggio simbolo. L'idea mi è venuta grazie a un noir di Raymond Derek, il cui protagonista vuole guardare in faccia la vita e vedere quanto a fondo possa arrivare, fino a giungere alla morte che è come se fosse stata voluta da lui. Morire ad occhi aperti è un po' una metafora per i perdenti che offrono la loro sconfitta come gesto d'amore."

Nelle tue canzoni parli spesso di morte, spari, processioni e santi...
"Sì, è dovuto all'influenza della mia terra, la Sicilia, dove ancora si intrecciano profondamente santità e paganesimo. Tutte le canzoni parlano di amore, odio o morte. La morte è uno dei grandi spodestati, perchè si fa spesso finta che non esista. Io cerco di capirla e farmela amica, a mio modo."

Catania e Berlino sono state due delle città dove sei stato a lungo. Che affinità hai trovato tra loro?
"Nessuna. Berlino è apolide, una città di frontiera dove si intrecciano mille diversità. Catania è invece ben definita, vi si trovano poche individualità."

E che rapporto hai con la Sicilia?
"Ho vissuto in Sicilia fino a 22 anni. Non riesco a rimanervi, ma nemmeno a starne troppo lontano. La Sicilia è una terra che ti parla e ti racconta storie, se la ascolti. Il guaio è che spesso è ignorata dai suoi abitanti. Da siciliano posso dirlo...i Siciliani sono un po' boriosi. Non credo nell'autonomia regionale, sebbene la "colonizzazione" abbia intaccato questa regione, ma bisogna procedere affinchè si diventi parte di un'esperienza più vasta. Sono contro il ponte di Messina per il fatto che altererà la geografia, guastando la cultura del posto."

Si dice che tu hai contribuito a segnare la svolta nel rock cantautorale italiano. Qual è il motivo, secondo te?
"La parola "cantautorale" non mi rende felice, perchè si associa frequentemente solo ai cantautori degli anni '70. Io cerco di conciliare le mie radici rock con l'esigenza di scrivere canzoni. Mi hanno aiutato molto Leonard Cohen e Neil Young."

Dato che siamo a La Casa, in una casa preferisci gli spigoli o le cose più arrotondate?
"Preferisco i monolocali, odio i corridoi e le porte chiuse. Mi danno la sensazione che debba esserci un agguato, forse perchè a casa dei miei genitori c'è un lungo corridoio con tante porte e mi spaventava l'idea che dietro ci potesse essere qualcuno."

E che rapporto hai con la tua ombra?
Ci pensa un po'...silenzio e poi..."E' come un blues."

Raccontaci qualcosa del nuovo disco.
"Hellequin è un demone medievale, il re dei morti. L'ho scoperto per caso leggendo un fumetto. E' la divinità degl inferi che vaga per i campi di battaglia a scegliere le anime dei più valorosi, condannandoli alla vita eterna. La cosa divertente è che da Hellequin deriva il nostro Arlecchino. Infatti il suo costume è l'insieme di più divise cucite insieme."

Ti piace il Medioevo?
"Non è che lo conosca benissimo, la scelta di Hellequin è stata un caso. Però mi hanno sempre affascinato Re Artù, la Tavola Rotonda e il rapporto dei medievali con l'irrazionale. I riti e le credenze venivano sì sfruttati dai potenti per soggiogare il popolo, ma si aveva bisogno di credere in qualcosa di superiore."

Tu credi che esista questo qualcosa di superiore?
"Non importa se esiste, importa credere che esista. E' importante pregare, ma secodo me la preghiera che vale di più è quella fatta in piedi e da soli, poichè Dio va guardato in faccia."