Intervista a Caterina Murino, Paolo Calabresi e Pietro Sermonti

Intervista a un regista e a due attori per comprendere le complesse dinamiche dell'amore

Il Teatro Manzoni apre la nuova stagione teatrale con lo spettacolo Dona Flor e i suoi due mariti, tratto liberamente dall'omonimo romanzo di Jorge Amado, scrittore brasiliano di fama mondiale. Nei panni della protagonista troviamo l'ormai nota attrice Caterina Murino, ex Bond Girl in Casino Royale-007 e vincitrice nel 2009 del premio Rodolfo Valentino. Coprotagonisti sono invece Paolo Calabresi, affermato attore di teatro e inviato per Le Iene, e Pietro Sermonti, attore televisivo e nuovo promessa del teatro a detta della regista Emanuela Giordano.

Emanuela, cosa l'ha spinta a scegliere di mettere in scena questo spettacolo?
"Innanzitutto adoro Jorge Amado e il suo mondo che prevede molto spazio per le donne. In Dona Flor e i suoi due mariti ci dice che il sesso debole è invincibile, il più forte, per questa ragione maltrattato. E poi è un testo sull'amore, sulla completezza dell'amore che deve prevedere rispetto, comprensione, passione, fantasia. Il maschilismo imperante ha fatto sì che le mogli venissero viste come le donne pure e caste da proteggere e per il sesso ci fossero invece le prostitute". 

Caterina, lei cosa ne pensa?
"Penso che la genialità di Amado stia nella scelta di usare un artificio letterario, la morte di Vadinho (Pietro Sermonti, ndr.), primo marito di Dona Flor, per legittimare il suo racconto che in realtà non parla di altro che di un ménage à trois. Il messaggio che deve passare è che il bagaglio di esperienze sentimentali e sessuali derivate dalle precedenti relazioni è fondamentale per le storie successive".

Qual è dunque il rapporto di Dona Flor con il sesso? 
"Come prima cosa, va detto che Dona Flor non è un'erotomane o un'assatanata come molti hanno pensato. È una donna candida, molto dura con se stessa, che capisce di avere diritto come tutti alla felicità, alla fantasia".

Tuttavia è certamente una tematica trattata quella delle relazioni erotiche. Come le avete inscenate?
"Dice bene lei: è una delle tematiche, ma non certamente il tema principale. Il sesso è solo evocato, soprattutto dalle amiche del paese. Solo loro ne parlano in maniera esplicita, loro che di sesso non ne fanno mai".

Paolo Calabresi, cosa vuole dirci della sua esperienza in questo spettacolo?
"Vi dico che io sono il cornuto... Scherzi a parte, credo che Amado abbia fatto una scelta molto saggia e pensata, con grandi richiami al teatro classico, come l'Alcesti di Euripide, che narra le sette fatiche di una donna per arrivare alla compiutezza del suo rapporto. La salita dagli Inferi di Vadinho si rivela un bene sia per Dona Flor che per Teodoro, il personaggio da me interpretato".

Cosa ha significato per lei, Pietro Sermonti, interpretare il ruolo di Vadinho
"Certamente il personaggio che vado ad interpretare non mi rappresenta. Io, nella vita di tutti i giorni, sono molto più un Teodoro. Tuttavia, come molti uomini, anch'io sono stato un mascalzone a vent'anni; sono andato a ripescare l'altro me che giaceva sopito da tempo. E, ad ogni modo, rischiare è stato stimolante. Grazie all'incoscienza della regista, ho avuto una grande occasione".