Intervista a Caterina Murino

Un'attrice non solo bellissima, ma carismatica e con i piedi ben saldi per terra

Mercoledì si apre il Festival Internazionale del Film di Roma. Tra le proiezioni attese, quella della pellicola del regista inglese John Irvin The Garden of Eden. Nel cast spicca la presenza di Caterina Murino, sempre ricordata per il suo ruolo di bond girl in Casino Royale, ma anche protagonista del film di Pappi Corsicato Il Seme della Discordia e premiata con il Martini Première Award come promessa del cinema nazionale. Abbiamo approfittato del premio per farle qualche domanda.

Che cosa vuoi raccontarci della tua esperienza nel film di Corsicato?
"Pappi ha cercato di creare dei personaggi "di plastica", chiedendo a tutto il cast uno stile di recitazione meno naturalistico possibile. Spesso tra attori ci si chiedeva "Ma che stiamo facendo?!?", eravamo totalmente nelle mani del regista. Esperienza faticosa, ma unica".

Invece cosa vuoi dirci del tuo lavoro in The Garden of Eden?
"In questo caso la recitazione è stata più canonica. Ma ho incontrato altre difficoltà: girare le scene di nudo, che mi imbarazzano sempre. E poi ero molto preoccupata per via del mio accento, ma Irvin mi ha rassicurato dicendomi: "I bravi attori non sono quelli che sanno parlare, ma quelli che sanno ascoltare".

Progetti per il futuro?
"Non voglio dire troppo, qui in Italia però potranno vedermi gli spettatori del satellite in una puntata della serie Donne Assassine, su Fox Crime. Il 30 ottobre andrà in onda un episodio che ho girato con Giuseppe Battiston".

Cosa pensi del Martini Première Award che ti hanno appena consegnato, paragonandoti a Sofia Loren?
"Ne sono lusingata! Penso però che la Loren abbia un dono, qualcosa che in pochissime donne e attrici hanno. Qualcosa che ti calamita allo schermo e non ti fa staccare più. Io spero solo di averlo".

C'è un film del passato che ti sarebbe piacuto interpretare?
"Dico La Grande Guerra, anche se non ci sono ruoli femminili di rilievo. Il motivo è semplice: è un film che fa piangere da un occhio e ridere con l'altro e poche pellicole sanno farlo".

Quali sono gli attori del presente che ammiri di più?
"Cate Blanchett e Toni Servillo per le straordinarie capacità camaleontiche. Ho il terrore di annoiare le persone, quindi cerco sempre di trasformarmi, cambiare sullo schermo, per non stancare mai. Ecco, loro due per me sono un esempio".

E Caterina invece è sempre la stessa di prima del successo?
"Sì, sempre. E non dimentico da dove vengo: dal teatro Ariberto di Milano, in zona Porta Genova. E' in quell'ambiente che ho coltivato la passione per la recitazione, un fuoco sacro senza il quale non potrei alzarmi la mattina e fare questo mestiere. Il palcoscenico, la scena di un set, mi danno quell'orgasmo che mi carica ogni giorno. Sono queste passioni le mie costanti".