Intervista a Carlo Verdone

L'attore e regista è in sala con la commedia "Posti in piedi in Paradiso"

Cosa succede se tre uomini maturi decidono di vivere sotto lo stesso tetto per dividere spese e problemi? Di tutto, come racconta Carlo Verdone nel film Posti in piedi in Paradiso. Una commedia dal sapore agrodolce, che vede protagonisti l'agente immobiliare Domenico (Marco Giallini), il critico cinematografico Fulvio (Pierfrancesco Favino) e l'ex produttore discografico Ulisse (Carlo Verdone). Mentre si destreggiano tra ex mogli e figli che crescono, gli improvvisati coinquilini imparano a sopportare le reciproche debolezze, anche grazie all'aiuto di un medico emotivamente instabile (Micaela Ramazzotti). Così Verdone ci presenta la sua ultima fatica, in uscita il 2 marzo.

Il titolo è molto particolare, come l'hai scelto?
"Da tempo cercavo un modo per usare la parola 'Paradiso'. Una sera ero al cinema con mio figlio ma la sala era piena. Scherzando, la cassiera ha annunciato 'solo posti in piedi', e ho deciso. Mi piaceva l'idea che i personaggi del mio film fossero così disperati da non potersi nemmeno sedere nel Regno dei Cieli".

I protagonisti cercano di sopravvivere tra mille problemi, familiari ed economici: hai voluto raccontare la crisi dal tuo punto di vista?
"Viviamo un momento di grande difficoltà, siamo tutti legati con lo scotch. I nuovi poveri sono un'emergenza sociale da non sottovalutare. Ma è proprio nelle situazioni più delicate che una commedia fatta con tatto ed equilibrio riesce a dare il meglio di sè. Basti pensare a grandi autori come Mario Monicelli, Ettore Scola, Pietro Germi".

Sei famoso per aver interpretato una serie di personaggi indimenticabili. Perché hai optato per un film corale?

"Se continuassi a fare il mattatore non sarei più credibile, c'è un tempo per tutto. Con le storie corali posso concentrarmi sulla regia e dare più spazio ad altri attori. Ora preferisco selezionare di più, lavorare sugli sguardi e sui tempi comici".

Raccontaci la scelta degli attori.
"Ho pensato subito a Marco: a tratti mi ricorda Alberto Sordi e sapevo che il ruolo del 'cialtrone trascinante' gli sarebbe calzato a pennello. Per Pierfrancesco invece ho dovuto aspettare un po', è davvero molto impegnato. Micaela è perfetta nell'interpretare una donna sfortunata in amore, ma capace di dispensare preziose pillole di saggezza".

Nel film dai grande spazio alla tua passione per la musica ma citi soprattutto autori del passato. Non ami i cantanti contemporanei?
"Non vorrei sembrare nostalgico, ma l'epoca dei Doors e dei Led Zeppelin era mitica, piena di ideali. Oggi c'è solo Adele: bravissima, per carità, ma sempre uguale. Ci sono band che non mi dispiacciono: se in radio trasmettono i Kasabian, per esempio, mi accontento..."

È da Maledetto il giorno che t'ho incontrato (1992) che non giri un film a Milano. Tornerai, prima o poi?
"Perché no? Quando mi allontano da Roma, mi trasformo. Chissà che Milano non riesca a riportarmi all'ordine!"

Ma siamo sicuri di volerlo, un Verdone così?