Intervista a Caparezza

L'importanza del linguaggio, della cultura e della fantasia

Primo piano di un palazzo in San Babila a Milano. Sala riunioni della Virgin e fuori un sole che fa presagire aria di primavera. Entra Michele e si siede di fronte a noi giornalisti, proprio davanti alla foto dei Fab Four, i Beatles. I capelli ribelli, nero di seppia, di Caperezza sono raccolti in una coda e con lui si conversa amabilmente del suo lavoro, di cultura, di parole, parole amate, giochi di parole, bellezza del linguaggio, fantasia e creatività.

E' da molto tempo che si parla della crisi del mercato discografico, cosa ne pensi?
"La musica sta affrontando una crisi enorme e dipende anche dal fattore economico. Per questo ho riempito il nuovo disco fino all'ultimo spazio possibile. Non credo a chi dice di scaricare il Cd solo per vedere com'è e per poi acquistarlo. Se lo scarichi, lo scarichi e basta. Io acquisto sulla fiducia. Ma vi è un dubbio che si insinua in me... perchè non si parla del caro libri? Forse perchè non li legge più nessuno? Eppure un libro è atemporale."

La televisione contribuisce alla crisi culturale?
"Certo. Esiste la buona e la cattiva televisione. Il 2% è buona, di solito quella dei programmi notturni. In Habemus Capa mi pongo appunto con atteggiamento critico e in tal modo si evita di subire ciò che ci viene propinato."

Che problema ritieni vi sia alla base della cultura italiana?
"Credo che la scuola non debba insegnare una professione, ma dare basi culturali solide, per sapre riconoscere quali sono i nostri diritti."

Cosa ti piace?
"Mi piacciono le persone che cambiano il mondo da braccianti e la creatività. Mi sento come un rabdomante, sempre in ricerca. Amo i fumetti, il cinema. Ho studiato da ragioniere, intrapreso la strada pubblicitaria, ma poi ho cambiato rotta. Credo che nessuno ti stimoli di più di una persona con una vera passione. Ci vuole tuttavia attenzione per scegliere. Alzo le mani davanti alla passione e se vedo un po' di follia ne vengo attratto. Mi piace molto Angelo Branduardi. Sono contrario alla misoginia e al machismo."

Che rapporto hai con la fantasia?
"La fantasia per chi ce l'ha è croce e delizia. Ti porta a stare meglio, ma è anche una gabbia metaforica che a volte ti fa rimanere sulle nuvole."

Non temi di rimanere legato "per sempre" a "Fuori dal tunnel (del divertimento)"?
"Sì, ho paura di rimanere cristallizzato nel Tunnel. Ne avevo tanta quando è uscito ed ora è come essere in un Thruman Show, in cui tutti mi chiedono di cantarla, ovunque. Però questo brano mi ha consentito di entrare nelle case di tanti, magari all'inizio per moda e facendo poi sviluppare interrogativi, una volta capiti i testi."

Perchè non scrivi d'amore?
"Perchè ho pudore. Si possono permettere in pochi di scrivere di esso senza cadere nel banale e nello scontato."

La popolarità va di pari passo col merito?
"Non sempre, ma dovrebbe. Cambiando gli equilibri c'è il rishcio che l'egocentrismo aumenti a dismisura, quindi bisogna attuare una profonda ricerca personale per trovare l'equilibrio. La musica è l'unico ambito in cui ci si può permettere d'essere un po' egoisti, non nella vita."

Un aggettivo per definire Abemus Capa e te stesso.
"Direi non ostico, ma complesso. E' un disco con tante domande e nessuna risposta. Io mi definirei pirotecnico, un apatchanka di cose."

Dimmi la parola della tua sopravvivenza.
"TANATOSI, dal greco tànathos "morte". E' quando l'insetto attua una risposta riflessa di assoluta immobilità, fingendo di essere morto, per non venire attaccato e ucciso dal nemico."

Sbaglio o nutri un'astio atavico per le Barbie?
"Sì, è vero... fin da piccolo le odiavo. Non mi piace lo stereotipo di donna che offrono. Giocavo invece con i robot e anche ora ci gioco."

Divertente, stimolante intellettualmente e curioso... che bella patchanka di combinazioni, questo Caparezza!

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