Intervista a Bebo Storti

Dal Conte Uguccione di "Mai Dire Gol" ad attore impegnato: riflessioni e messaggi

Bebo Storti non ha bisogno di darci il suo biglietto da visita: attore e musicista jazz, è divenuto popolare con una passerella di personaggi, capaci di suonare le corde della contemporaneità. Molti lo ricorderanno nelle vesti del Conte Uguccione, in Mai Dire Gol, trasmissione cult che lo ha consacrato.

Bebo, ci racconti il tuo iter artistico?
"Ho iniziato a tredici anni con il teatro dialettale. Dopo un po’ ho fatto il cantante nei night e poi in una Blues Band. Ho lavorato in televisione, ho inciso un disco, un film, scritto due libri…"

Che consiglio daresti a chi vuole fare l'attore?
"Eh, di non iniziare… Scherzi a parte, direi di iniziare solo se si ha qualcosa da dire sul serio. Vedo tanti miei colleghi perdersi in banali sceneggiate tv e se ci fosse un dio degli attori li punirebbe. Ognuno è padrone di se stesso, ma quando sei un personaggio pubblico, c’è il rischio di venire strumentalizzati dai partiti."

E tu non hai per caso in programma qualche serie televisiva?
"No, non del genere a cui si è abituati. Ce n'è una in programma su Sky, però preferisco non dare anticipazioni. La vedrete presto."

Che messaggio si vuole dare, soprattutto ai più giovani, con Mai Morti, lo spettacolo firmato da Renato Sarti che stai portando in giro?
"Abbiamo delle responsabilità nei confronti dei giovani e dobbiamo informarli sui fatti accaduti realmente per consentire loro di capire la storia. Pensa che il 46% degli studenti italiani è convinto che la strage di Piazza Fontana a Milano fu opera delle Brigate Rosse!"

Cosa si può quindi fare?
"Come tutti sappiamo, in Italia si investe pochissimo nella cultura, venendo essa vista come una perdita. Così ci ritroviamo troppo spesso cartelloni teatrali con Shakespeare e Goldoni, che sicuramente attirano il pubblico. Ma bisogna puntare sulle compagnie giovani, di ricerca e sperimentazione. Ce ne sono molte di valide. Se poi la tv presenta questi palinsesti non aiuta. Certo, finché le programmazioni saranno affidate a società estere non potremo esprimerci veramente."

Parlando di Milano... Come trovi la situazione artistica?
"Molto peggiorata. Fino agli anni ’80 si visse un bel momento, quando lavoravo con Bisio, Orlando, Rossi e Orsetti. Si potevano vedere tantissimi validi spettacoli di un certo spessore come quelli di Kantor e dei Momix. Oggi invece il sindaco si erge a critico d’arte e censore di una mostra, Arte e Omosessualità a Palazzo della Ragione, giustificandosi dicendo che è brutta. Ma credo sia diritto del pubblico di decidere cosa sia bello o brutto, cosa vedere o meno. La cultura non deve essere giudicata, deve venir proposta e finanziata partendo dal piccolo. In Italia abbiamo anche tanti bravi scrittori, per esempio fra i giallisti c'è Ammaniti. E si diventa grandi partendo dal basso."

A quali modelli quindi l’Italia dovrebbe guardare?
"Alla Francia e alla Germania. A Berlino si trova una fervida scena artistica, poiché i costi della vita sono minori e vi sono molti incentivi."

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