Intervista a Applejacks

Reggae, funky, rock e pop animano la giovane band capeggiata da Lorenzo Sorbi

Matteo Roveda (Chitarra elettrica), Paolo Carullo (Batteria e percussioni), Lorenzo Sorbi (Voce, Chitarra acustica e Rhodes) sono i tre perni degli Applejacks, gruppo musicale emergente che abbiamo incontrato di recente al San Vittore, dopo una live session.

Lorenzo, si parla di fidanzamenti artistici pensando a quelli tra musica e cinema, e non tra musica e pubblicità. Voi come avete vissuto tutto questo?
"Uno dei nostri sogni è sempre stato accostare la nostra musica alle immagini. Abbiamo infatti collaborato diverse volte con mostre fotografiche e di pittura. Il lavoro che ci è stato assegnato da Moschino è arrivato un po' all'improvviso ed ha aperto questa via che ora stiamo percorrendo. Questa esperienza ha portato più grinta e sicurezza alle nostre composizioni".

Per diventare colonna sonora di uno spot, quali tratti deve avere una melodia?
"Devono alternarsi semplicità e ciò che la melodia trasmette. Questo deve essere strettamente in linea con il messaggio che lo spot vuole comunicare. Per il resto ci vuole tanta pazienza e perseveranza nel portare avanti un progetto fino in fondo".

Nel vostro gruppo si scazzottano diversi generi e gusti musicali. Non si rischia così di graffiare l’anima musicale degli Applejacks?
"L'anima musicale di un gruppo deve essere in continua evoluzione. Inoltre per quanto mi riguarda troverei veramente noioso soffermarmi su un genere soltanto. Nella nostra musica convivono Reggae, Funky, Rock e Pop. Questa miscela non ci ha per niente agevolato da un punto di vista discografico. Considerando però la crisi discografica in corso per ora ci sentiamo pienamente a nostro agio nella nostra indipendenza. Perlomeno siamo più versatili di fronte alle richieste del mondo della pubblicità e del cinema".

Siete un caso anomalo tra i gruppi emergenti: anche produttori. Ci parlate del progetto legato alla vostra sala di registrazione?
"Da quattro anni a questa parte, c'è stata un'evoluzione della nostra sala prove in un vero e proprio studio di registrazione. Abbiamo quindi diviso il nostro locale a metà e stiamo investendo tempo e denaro per creare un ambiente produttivo, ma allo stesso tempo rilassante e magico".

Sono davvero i locali la seconda via, dopo quella di Internet, per catalizzare il proprio prodotto artistico?
"Suoniamo insieme già da 5 anni, ma megli ultimi mesi abbiamo incrementato le nostre esibizioni dal vivo. Se i locali fossero un po’ più organizzati, Se io avessi un locale promuoverei gli artisti che vengono a suonare da me. E' logico no? Per fortuna esiste Internet. Viva internet! Viva Milanodabere!".

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