Intervista a Antonio Zambrini

Piano e forte, la sensibilità e la lucentezza che sprigiona il nuovo album "Musica"

Già dal nome della location, La Salumeria della Musica, si intuisce che si gusterà un concerto da deliziarsi l'udito. Questa sera è di scena la sensibilità del pianista Antonio Zambrini che presenta "Musica", il nuovo album inciso con il suo quintetto, Fausto Beccalossi alla fisarmonica e voce, Giulio Martino al sax, Tito Mangialajo Rantzer al contrabbasso, Ferdinando Faraò alla batteria.

Composizioni lucenti e brillanti che spaziano dall'essenza più introspettiva ad una luminosa vivacità. Richiami all'Andalusia, al tango, ai sapori mediterranei, alle atmosfere da film, alle cose buone della vita. Grande energia dell'ensemble, complicità e humor del Maestro con il pubblico di appassionati, che resiste fino ad ora tarda.

Antonio, quando ti sei avvicicnato alla musica?
"Fin da piccolo sono stato un grande ascoltatore. Avevo molti parenti musicisti e a un certo punto mi son detto che volevo essere proprio io a suonare.  Ho iniziato col flauto e a 20 anni ho scoperto l'amore per il pianoforte dopo avere ascoltato il disco di Cheek Corea e Gary Burton del concerto a Zurigo del 1978."

Cosa influenza maggiormente le tue composizioni?
"Tutto ciò che ascolto. quando componi, però, non pensi più in termini logici, tiri le somme. Nessuno inventa nulla, si ricompongono materiali già scritti, cercando di farlo nella maniera meno predeterminata possibile. Oltre al jazz mi ispiro alla musica classica, etnica, greca, Rhythm'n Blues. Lascio che i modi degli altri strumenti mi influenzino.

Se c'è ed è possibile definirlo, qual è lo stato d'animo con cui è meglio comporre?
"Non esiste. A seconda degli stati d'animo nascono differenti cose. In genere, comunque, è preferibile essere tranquilli e di buon umore."

Sei anche un apprezzato docente. Come ti esprimi nell'insegnamento?
"Avendo imparato a suonare già da grande, conosco bene gli sbagli che uno studente adulto può fare. Questo risulta difficile se inizi da piccolo e a vent'anni sei già ad alti livelli. Mi immedesimo nel "paziente"."

Parlaci del nuovo disco "Musica".
"Ho voluto sottolineare l'aspetto collettivo del lavoro. Il piano è al centro, ma non sovrasta gli altri strumenti, è il motore di diversi aspetti che si combinano tra loro... la fisarmonica, il sax, il contrabbasso, la batteria, il flauto traverso.

Cosa noti di particolare nei giovani musicisti?
"Ve ne sono molti bravi, però votati alla ripetizione. Bisogna metterci qualcosa di proprio."

I tuoi prossimi progetti?
"A Gennaio partirò in tour con dei musicisti di New Yotk il cui leader è il contrabbassista Ben Allison. Poi continuerò con le improvvisazioni sui film muti della Cineteca di Milano."

E oltre alla musica cosa ti appassiona?
"Il tempo è quasi tutto portato via dalla musica, ma mi piace molto il cinema europeo."

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