Intervista a Antonio Sixty

Il teatro Litta apre l'anno Ibseniano e rinasce la voglia di rivedere in scena uno dei pilastri del teatro moderno.

In occasione dell'anno Ibseniano, il teatro Litta apre ufficialmente i festeggiamenti per ricordare il grande drammaturgo norvegese. Le messe in scena sono affidate al regista Antonio Sixty, che ho incontrato per l'occasione.

Che significato hanno queste celebrazioni ibseniane per il Litta?
"La riproposta di un grande autore teatrale, forse l'inventore del teatro moderno, sicuramente un innovatore della forma della piece teatrale. Ibsen è stato considerato - a torto - e per molti anni solo un autore borghese, polveroso e stantio. Ma questo è colpa della forma della messa in scena in
Italia: un paese che ha faticato molto a capirlo, quando in Germania, Inghilterra e Francia era già considerato un pilastro della moderna drammaturgia".

Perché ha scelto questo titolo all'interno della produzione di Ibsen?
"Villa Rosmer ( Rosmersholm) è un titolo molto particolare, pochissimo frequentato sulle scene italiane. Negli anni '80 si ricorda quella di Castri per lo sperimentalismo della forma scenica e poi quella di Sciaccaluga dello Stabile di Genova. Andando indietro nel tempo questo testo fu il rovello della Duse che lo studiò per oltre un anno e lo mise in scena ben due volte, la seconda con le scene di Gordon Craig. Per me Rosmersholm è qualcosa di misterioso e sublime insieme: una storia d'amore combattuta fra colpa e desiderio, con un finale Hitckochiano".

Cosa la colpisce di fronte alla potenza di un testo di Ibsen?
"Il desiderio profondo in una trasformazione dell'uomo in qualcosa di puro, di libero da ogni legame materiale. Un desiderio dello spirito e del corpo, assoluto, misterioso, insondabile".

Il desiderio di trasformazione a cui anelano i personaggi di questo dramma, possono avere dei raccordi con il mondo attuale?
"Quando un grande autore - come è Ibsen - persegue in modo ossessivo e lirico un bisogno umano profondo, questo suo percorso travalica le epoche e le mode e diventa attuale sempre, perché la natura della ricerca spirituale e poetica è quella umana. La nostra epoca è un insieme confuso di desideri e paure, che trova sempre meno momenti di riflessione: credo che questo testo sia una bellissima parabola dell'amore e del rapporto profondo e conflittuale che c'è ancora oggi fra l'universo maschile e quello femminile".

Se dovesse invitare un giovane liceale allo spettacolo, come glielo presenterebbe?
"Villa Rosmer è come in giallo, un indagine su un suicidio che vede coinvolti un marito, un'amica della moglie morta, un amico di infanzia, un giornalista e un maestro-filosofo del protagonista rimasto vedovo. Villa Rosmer non è solo un giallo, ma anche un noir, con all'interno una storia d'amore maledetta e dispeata. Una storia avvincente anche per un giovane liceale".

Progetti per il futuro.
"Casa di bambola di Henrik Ibsen, in scena a marzo. Una nuova edizione di uno spettacolo che ha avuto moltissimo successo già in passato".