Intervista a Antonio Provasio dei Legnanesi

Il segreto dello storico gruppo teatrale è nel cuore della gente comune

Gli inossidabili Legnanesi sono ospiti al Teatro Nuovo fino al 6  febbraio nel nuovissimo, scintillante ed esilarante spettacolo: Bu… come Bulèta. Il titolo, come sempre tratto dal linguaggio popolare lombardo, è la vera forza dei Legnanesi: esprime situazioni fondamentali, originali e di attualità regalando ad un pubblico sempre più attento ed esigente uno spettacolo sempre fresco riuscendo a non essere mai imitazione di se stesso. Abbiamo fatto due chiacchiere con Antonio Provasio, regista e attore della compagnia.

I Legnanesi nascono 50 anni fa. Perché siete diventati un fenomeno?
"Perchè siamo dei fenomeni!" (ride) "Forse perchè cerchiamo di arrivare al cuore della gente. E soprattutto, cosa abbastanza rara di questi tempi, facciamo ridere senza essere volgari. La nostra comicità parla di persone comuni, di situazioni quotidiane che tutti viviamo. Cerchiamo di sdrammattizzare i problemi che la vita ci riserva. Siamo noi la gente a cui ci rivolgiamo, e ci piace far divertire divertendoci noi per primi. "

Il teatro è un mestiere che si impara o si eredita, come la vostra tradizione?
"Il teatro ce l'hai nel sangue, nel tuo dna. Ognuno deve recitare nel modo che sente più naturale per sé, senza interpretare dei ruoli. Il teatro decisamente si eredita".

Che cosa rappresenta l'insegnamento che vi hanno lasciato Barlocco e Musazzi?
"Tantissimo. Musazzi per me era un grande del teatro, un'icona, alla strega di De Filippo, Govi. Idem per Barlocco per quanto riguarda le scenografie, le musiche. Tra l'altro entrambi erano molto avanti se si pensa ai tempi in cui vivevano."

Il gergo dialettale vi ha limitato o ha contribuito ad aprirvi nuove porte?
"Il dialetto un po' ci ha limitato, un po' no. Adesso tra l'altro ci stiamo un po' italianizzando. Preciso che siamo apolitici, anche se qualcuno ci ha tacciato di essere leghisti. Anzi, le tematiche sono decisamente proletarie, popolari. Amiamo il sud, così legato alle sue tradizioni. Alla fine del I atto dello spettacolo addirittura lo ringraziamo, in particolare ringraziamo Napoli, citando Totò:La morte è come una livella. Ricchi e poveri, siamo tutti uguali al suo cospetto! ".

Avete mai pensato di preparare uno spettacolo con una compagnia del Sud Italia?
"Perchè no? Ci piacerebbe tanto!"

Sogno nel cassetto?
"Che questo sogno continui".

E glielo auguriamo con tutto il cuore.

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