Intervista a Antonio Mejìas

Canta flamenco da quando aveva 5 anni, la giovane promessa andalusa dalla voce portentosa

Originario di Montillas (Cordoba) in Andalusia, Antonio Portero Mejìas, canta da quando aveva 5 anni. E' una delle giovani promesse del cante flamenco ed è venuto in Italia per partecipare allo spettacolo del Mosaico Danza e per promuovere il suo album Amores Ocultos. Ecco cosa abbiamo scoperto di lui...

Antonio, come ti sei avvicinato al flamenco?
"Non è che qualcuno ti dice di farlo, ti ci trovi immerso nel flamenco. Son da sempre collegato ad esso grazie al luogo dove sono nato, l'Andalusia. Tutto ebbe inizio quando la sorella di mia nonna, che aveva una bella voce ma non poteva diventare cantante poichè era una donna, venne sentita cantare da Rafael Farina, grande cantaor. Non potendo però realizzare il suo sogno, desiderava che qualcuno in famiglia diventasse una grande voce flamenca."

Qual è il ruolo dell'improvvisazione nel flamenco?
"E' fondamentale. Se c'è il calore del pubblico l'artista si sente più stimolato e dà più respiro anche all'improvvisazione. Ma c'è dietro sempre molta tecnica."

Qual è la risposta dei giovani verso il flamenco in Andalusia? E come si relazionano con un cantaor giovane come te?
"Spesso i più giovani pensano che sia parte solo della cultura dei nonni. Però, attraverso il lavoro delle penas flamencas vi è una grande diffusione e c'è molto appoggio. Al mio paese, Montilla, ci sono tanti cantaores della mia età, mentre a Cordoba va forte la chitarra. Vedi, a Siviglia e Cadice il flamenco sopravvive grazie al turismo, invece nelle mie zone dobbiamo basarci solo sull'approfondimento dello studio."

Come mai hai accettato subito l'invito a venire in Italia per partecipare allo spettacolo de Il Mosaico Danza?
"Era da tempo che volevo conoscere l'Italia e portare la mia arte anche qui..."

Cosa deve avere un bravo interprete?
"Per interpretare bene un brano devi aver vissuto intensamente. Sul palco devi rielaborare le emozioni ed amplificarle. Serve anche un po' di nervosismo, se non sei nervoso non va bene, vuol dire che non ti importa molto della cosa che stai per fare. Bisogna essere responsabili nei confronti del pubblico e sorprenderlo."

Perchè il flamenco fa così male al fisico, nel senso che gli sforzi nel cante e nel baile, soprattutto, portano a sentirsi il corpo distrutto?
"Il flamenco è sofferenza, fatica, smuove qualcosa dentro. Cantare, ballare o suonare libera dalla tensione. In tutte le culture antiche si usa la musica come una sorta di esorcismo per allontanare la fame, la fatica del lavoro."

Quali bailaores e bailaoras ti piacciono?
"Molti, per esempio la Yerbabuena, Antonio Canales, Matilde Coral e anche Joaquìn Cortès."

Cosa consigli a chi studia flamenco?
"Di studiare molto, ascoltare dischi di Maestri del passato e imparare a cogliere le diverse sfumature."

Oggi ci sono molti gruppi spagnoli che rielaborano suoni flamenchi, come gli Ojos de Brujos o Chambao. Cosa ne pensi?
"Mi piacciono, ma non è flamenco. E' bello che si aggiungano altri strumenti, ma il flamenco nasce dal cante, dalle palmas (battito delle mani, ndr) e dalla chitarra."

Quali altre passioni hai?
"Il calcio, tifo per il Real Betis, e la cucina. Mi piace molto la pasta e la preparo anche!"

E a quale piatto paragoneresti il flamenco?
"Ah... difficile. Credo a jamon y tinto! (prosciutto e vino, ndr.)

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