Intervista a Alterazioni Video

Nuovo progetto per il collettivo milanese direttamente da Shanghai, per una personale alla Fabio Paris Art Gallery.

Alterazioni Video, collettivo nato a Milano, e da anni realtà itinerante, presenta, alla Fabio Paris Art Gallery di Brescia, il nuovo progetto Night Talk of the forbidden City, un percorso tra linguaggi e pura manifestazione di questi.

Il lavoro presentato arriva da un viaggio in Cina, dove avete cercato le parole che in internet vengono censurate per riportarle alla luce. Quanta è stata la scoperta di quello che avete trovato?

"Il fatto che il governo cinese abbia deciso di censurare alcuni termini dalla rete internet non è una nostra scoperta. Arrivati per la prima volta in Cina, abbiamo però constatato l'effettiva incongruenza tra la nostra abituale pratica di networkig e il regime di censura preventiva di cui la rete internet cinese è affetta. Il progetto Night Talk of the Forbidden City, non vuole essere solo motore di ricerca di queste parole proibite sulla rete, ma indaga per individuare una logica semantica del sistema. Avvalendoci del lavoro di networking tra le varie"cellule"di Alterazioni Video e l’utilizzo in locale di work-shops sull'utilizzo di anonymizer, abbiamo riflettuto e collezionato materiale su quelli ritenevamo essere i tasselli di una variopinta mappa dei tabù della Repubblica Popolare Cinese."

La tecnologia in questo caso non è soltanto mezzo di ricerca, ma anche
ambiguo strumento di comunicazione. Voi da sempre avete elaborato network
paralleli, che motivo spinge le vostre ricerche artistiche ad esprimersi con
la tecnologia?
"Non siamo attratti dalla vita virtuale o dal mezzo tecnologico in sè, crediamo piuttosto nell'utilizzo veloce e virale dei media di cui oggi ognuno è fruitore e autore allo stesso tempo."

Alterazioni Video ha collaborato ed esposto in differenti ambienti
artistici, dalle gallerie newyorkesi, alla Biennale di Venezia, alle realtà milanesi come Isola Art Center, ed importanti eventi europei. Come mai Shanghai?
"Siamo arrivati a Shanghai dopo la fuga da un residence in Korea. Eravamo curiosi di capire quanto i cinesi potessero essere compatibili con noi e i nostri progetti. Travolti dalla velocità a cui si muove la città, abbiamo deciso di restare."

Come è nata l'idea, ed il successivo accostamento, con l'opera di Alighiero&
Boetti?
"L'utilizzo dell'estetica boettiana nasce da una specifica necessità: trovare una formalizzazione comprensibile al mondo dell'arte contemporanea ma difficilmente leggibile alla censura locale, sempre molto attenta ai contenuti ritenuti "sensibili". Gli arazzi e i disegni di Boetti hanno spesso bisogno, per essere decodificati, di una chiave di decrittazione. Sfruttando l'analogia tra un modulo boettiano (quello adottato, ad esempio, in Alternando da uno a cento e viceversa, 1977) e le tag QRCODE (dei codici
a matrice utilizzati nell'industria automobilistica, decodificabili via cellulare), abbiamo creato una nuova serie di arazzi che veicolano informazioni su attivisti cinesi e rifugiati politici."

La vostra idea di attività artistica va oltre il concetto puramente
estetico, come dialogate con l'attuale mercato dell'arte, e ancora di più
con quello dell'informazione?
"L’arte contemporanea è un canale di comunicazione e di distribuzione come altri. Segue le stesse regole della moda o della televisione. Ha le sue star. I suoi miti. Il suo mercato spropositato. La sua visibilità mondiale. Le potenzialità di tale visibilità non sono da sottovalutare. Siamo in un momento in cui la comunicazione va omologandosi tra le sue diverse espressioni (arte, informazione, pubblicità). In quest ottica, ci divertiamo a "cortocircuitare" interessi e situazioni, attingendo e contaminando trasversalmente, con modi e mezzi più diversi."

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