Intervista a Alice in Chains

Sean Kinney ci racconta la rinascita musicale della band

"Facciamo ciò in cui crediamo", questa è la formula utilizzata più volte da Sean Kinney, storico batterista degli Alice in Chains, durante la nostra chiaccherata telefonica. Dopo lo scioglimento ufficiale della band nel 2002, a causa della morte di Layne Staley, gli AIC ricompaiono con un nuovo frontman, William DuVall, e pubblicano un album intitolato Black gives way to blue (Virgin/EMI Music).

Avete riformato la band con un nuovo frontman, William DuVall, come sta andando?
"Funziona perfettamente. I fan ci seguono, ci danno l'energia sufficiente per proseguire. Abbiamo passato dei brutti momenti ma ora va tutto bene. È importante che le persone esterne percepiscano la sinergia con Will".

Come mai avete scelto proprio lui?
"Lo conosciamo da anni, abbiamo già lavorato insieme e abbiamo pensato a lui perché ci piaceva la sua vocalità. Non siamo andati a cercare un emulo di Layne in un reality, sappiamo che è impossibile rimpiazzarlo però la chimica con Will è quella giusta".

Qual è stata la reazione del pubblico?
"Ottima. Ad ogni concerto la gente apprezza la nostra musica, siamo davvero fortunati".

Avete atteso quasi 15 anni prima di pubblicare un successore all'eponimo AIC...
"Durante gli anni '90 abbiamo tenuto una vita sregolata, sempre in tour, avevamo bisogno di uno stop. Ci siamo fermati per cercare di sopravvivere".

Dopo Black gives way to blue (Virgin/Emi Music) c'è già qualche nuova canzone in cantiere?
"Per ora siamo in tour e stiamo bene così. Facciamo un passo per volta. Quando avremo terminato i concerti vederemo di comporre qualcosa di nuovo".

Cosa ne pensi del web? È davvero un'opportunità per le nuove band?
"Internet è uno strumento che permette la connessione istantanea con le informazioni, ma come tutti i mezzi ha anche dei lati negativi: le persone sono socialmente più strane, i rapporti diventano irrealistici. Conosco solo due band che sono diventate famose grazie a Myspace: Lily Allen e gli Artic Monkeys. Per trovare cose nuove ci vuole un'interazione reale, andare ai concerti per scovare il talento".

Com'è cambiata la scena musicale dal vostro esordio, all'inizio degli anni '90, a oggi?
"Sono tempi diversi, le persone non comprano più gli album, la musica è percepita come gratuita. I gusti cambiano molto in fretta, le nuove band non riescono a costruirsi una fan base solida. La musica occupa una parte così grande della vita di ognuno ma è difficile resistere, non ci sono investimenti nell'arte. L'industria musicale sta collassando, non dà garanzie o supporti agli artisti". 

Cosa c'era negli anni '90 a Seattle che oggi manca?
"Un modo di vivere interessante, c'erano molte band. Si era formato un vero e proprio movimento culturale, una scena che aspettava solo di essere codificata e spiegata dai media. È stata una tempesta perfetta. Mi piacerebbe vedere qualche nuova città emergere dall'anonimato con la stessa onda d'urto".

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