Intervista a Alfio Ghezzi

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Intervista a Alfio Ghezzi

AUTORE
Cristina Viggè
DATA NEWS
lunedì 11 aprile 2011
ARGOMENTI
Alfio Ghezzi, Locanda Margon, Trento, Cantine Ferrari

Lo chef stellato della Locanda Margon di Trento svela le sue passioni fra terra e cielo

È un cuoco-Icaro. E ha toccato il cielo con un dito. Quando ha conquistato la stella Michelin. E quando ha indossato le ali per librarsi nell'aria, scoprendo l'ebbrezza del parapendio. Un uomo che ama le emozioni e che sa emozionare Alfio Ghezzi: classe 1970, radici trentine e una vita fatta di incontri casuali e di attrazioni fatali. Di voglia di studiare e di desiderio di cambiare. Di pagine sfogliate e di ricette spadellate. Vagando tra fornelli, banchi di scuola e aule universitarie. Quelle della Facoltà di Lettere a Trento, alla quale si iscrive dopo aver riempito la gerla dell'esperienza con qualche stagione nelle cucine di lussuosi hotel.

Poi? Lascia prose e terzine (nel 1995) e sale lui stesso in cattedra, divenendo docente all'istituto alberghiero Tione di Trento (suo borgo natìo). Ma il molecolare Ettore Bocchia lo chiama sul Lago di Como a Villa Serbelloni e il grande Gualtiero Marchesi lo accoglie al franciacortino ristorante di Erbusco (per un rodaggio), al Casinò Les Princes di Cannes e all'Hostaria dell'Orso di Roma. E Alfio, novello Goethe di un grand tour gastronomico, ascolta saggiamente le voci dei maestri. Anche quando Andrea Berton lo reclama a Milano, al Trussardi alla Scala, e la famiglia Lunelli (nel 2010) lo mette al comando della Locanda Margon di Trento: il tempio gourmet della maison Ferrari. Che, per genio Ghezzi, significa pure un ritorno a casa.

Alfio, cosa ti ha insegnato uno chef come Ettore Bocchia?
"Mi ha fatto capire il valore della materia prima. Mi ha aiutato a riconoscere l'eccellenza di un prodotto rispetto ad un altro".

E Maestro Marchesi?
"Ho passato intere giornate a parlare con lui. Avevamo una particolare intesa. Marchesi mi ha trasferito l'entusiasmo per questa professione. E mi ha aperto una nuova prospettiva. Insegnandomi che il vero cuoco è quello che si lascia influenzare dall'arte, dalla musica e dalla letteratura. Che pensa. Che si emoziona davanti all'ingrediente."

Poi, Andrea Berton a Milano. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
"Andrea mi ha trasmesso il rigore, il puntiglio e la determinazione. Sia in cucina sia nella gestione di un ristorante. Mi ha fatto capire che i risultati si ottengono solo grazie a un percorso fatto di obiettivi precisi. E, comunque, Milano offre tante possibilità. Di fare e di progettare. Sempre mantenendo un'alta qualità del lavoro".

Spesso i tuoi piatti mixano ingredienti diversi e "lontani" fra loro. Ci spieghi questa scelta?
"Nelle mie ricette c'è sempre una componente emotiva. Un ricordo. Come il caffè d'orzo al vino, tipico trentino, che incontra il cannolo di caramello e il mascarpone. Ma qualche volta è anche necessario eccitare la parte emotiva, con un ingrediente particolare. Il tutto perché esiste una grammatica dei sapori, capace di mettere in relazione i gusti. Per esempio, il dolce e il salato si esaltano. Ma l'acido e l'amaro non stanno bene".

Se dovessi paragonare le tue creazioni a un momento della letteratura italiana a quale assomiglierebbero?
"A quella moderna e contemporanea. I miei piatti sono simili alle poesie di Eugenio Montale. C'è sempre una parte descrittiva, l'ingrediente, e una assertiva, fatta di flash, di memorie, di pensieri".

E allora svelaci il tuo piatto dell'infanzia?
"Gli gnocchi di patate della nonna. Che inserisco spesso in menu, ovviamente rielaborati. Oppure la polenta e latte, oggi sublimata in Solo Granoturco, una bavarese di mais tostato e salato, biscotto di meliga, gelato e nuvola di polenta".

A proposito di nuvole, sei appassionato di volo, vero?
"Sì appena ho dieci minuti liberi prendo il parapendio e vado a volare. Ho persino stabilito due record nazionali, andando dalla Valtellina all'Austria. Ora ho ordinato una vela strepitosa, altamente tecnologica".

E con la navigazione virtuale come te la cavi?
"Non ho una gran passione per il Web. Ma cerco di usare internet almeno per lavoro".

Raccontaci la tua ultima delizia.
"Patate e piselli con seppie all'olio extravergine del Garda. È un piatto in cui il magistero marchesiano si esprime al meglio. In un equilibrio ecologico. Si tratta di piccoli gnocchetti di patate, dalla forma uguale a piselli, inseriti nel baccello svuotato. Che, così, ritrova la sua naturale integrità."

Intanto, noi assaggiamo riso e bollicine. E scopriamo che le ricette di Alfio sprizzano gioia da tutti i chicchi. Il piatto arriva infatti velato da uno spumeggiante strato di Ferrari Perlé Rosé, che pian piano si fonde con il resto: un risotto mantecato con un formaggio erborinato di capra. Per un risultato cremoso e sontuoso. E per un volo (non pindarico) fra dolce e acido.

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