Intervista a Alessandro Longhin

"Riprendetevi la città se la nightlife offre sempre le stesse proposte"

L'esperienza del club è limitante? Non ci sono più novità? Il suggerimento di Alessandro Longhin è di riappropriarsi dell'architettura cittadina, come hanno fatto lui e il suo collega "bagnino" Simone Rainer, con Bagno 31 (l'appuntamento ballerino dell'estate davanti alla pescheria di piazza 24 Maggio).

Com'è nata l'idea di Bagno 31?
"È un appuntamento fake. È una finzione che nasce dal concetto che se tu racconti una favola ad un bambino non gli dici una bugia, anche se stai dicendo qualcosa di falso.  Il Fish point è una pescheria che noi abbiamo fatto diventare un bagno degli anni '50. Noi creiamo un'atmosfera che non esiste con piccoli accorgimenti. Dalla selezione musicale, che va da Guarda come dondolo a Surf in the Usa, a una sorta di performance: ci improvvisiamo bagnini e con le consumazioni distribuiamo stuoie e gonfiabili da spiaggia che la gente può utilizzare come vuole. Ci si sente parte di una nicchia anche se si è in una piazza dove sferragliano i tram".

Di solito è difficile organizzare eventi in luoghi non convenzionali. Non avete avuto dei problemi?
"Abbiamo usato il savoir-faire all'italiana, per cui se non potevamo ingombrare lo spazio esterno con delle sedie noi distribuivamo dei supporti che la gente poteva interpretare. Se poi le persone li volevano usare la domenica al mare o immediatamente per buttarsi in mezzo alla strada è qualcosa che non riguarda me. Dal punto di vista dei permessi noi eravamo intoccabili. È ancora possibile utilizzare la città senza andare a calpestare i piedi a qualcuno".

Avete scelto come base per il vostro progetto una zona di confine tra i Navigli e Ticinese, com'è la situazione?
"In ogni città c'è una zona in cui la gente tende ad essere più se stessa, a vivere in una dimensione più anarchica ma sempre di rispetto reciproco. I Navigli devono continuare a fare la loro parte da prima pagina della Lonely Planet di Milano: sono quella zona che attrae il turista che vuole essere spennato. D'altra parte è una parte della città che ha un fascino incredibile perché portatrice di un'autentica milanesità ormai quasi dimenticata. Non dimentichiamoci che Milano è fatta da immigrati".

Qual è lo stato di salute generale della nightlife?
"Ora come ora è un po' monotona. Ci sono sempre i soliti protagonisti, poca proposta e troppo gregge. Preferisco le serate più per gli addetti ai lavori e adoro gli aventi della settimana della moda, del design. Il satellite che gira intorno a certi appuntamenti è un faro, l'avanguardia che per ovvie ragioni non può essere di tutti".

Che locali consiglieresti per passare una serata a Milano?
"Le architetture della città sono i locali migliori. Torniamo a quel concetto che era un po' ottanta-novanta di impossessarsi di tram, di locali non convenzionali e organizzarci non tanto dei party ma dei ritrovi per stare in equilibrio tutti quanti. Io sono molto per l'aspetto guerrillia del divertimento con un approccio diretto all'architettura della città".