Intervista a Alessandro Fullin

Il comico è in libreria con il romanzo "Ho molto tempo dopo di te"

Per il pubblico è l'improbabile professoressa dagli abiti sgargianti che sul palco dello Zelig impartiva lezioni di lingua tuscolana a Claudio Bisio e Vanessa Incontrada. Ma è anche uno scrittore giunto al terzo libro. Alessandro Fullin ha appena pubblicato Ho molto tempo dopo di te (Kowalski, Euro 12,00), romanzo in cui racconta le avventure della giovane Arída. Cresciuta in un anonimo paese sudamericano con l'eccentrica zia Atlantide, la ragazza finisce per innamorarsi di un misterioso rivoluzionario che combatte contro la dittatura militare.

Come è nato Ho molto tempo dopo di te?
"Un'estate, ad agosto, ero a Torino. La città era deserta. Non c’era nessuno. Avrei voluto fare un viaggio e in definitiva l'ho fatto: mi sono messo a scrivere questo romanzo e ho 'vissuto' per due mesi in uno stato che mi sono inventato, con palme, banane e un mare stupendo".

Musica, Sudamerica, rivoluzione, ma anche famiglia e amicizia. Cosa è frutto di fantasia e cosa deriva da passioni ed esperienza?
"In un romanzo, tutto è vero e tutto è inventato. Io costruisco delle forme, sta al lettore riempirle con le proprie impressioni. Non c’è niente di autobiografico e contemporaneamente questo romanzo parla molto di me".

In quale personaggio ti rispecchi maggiormente?
"In tutti, che siano uomini o donne non fa differenza. Come sul palco teatrale, cambiare sesso per me è divertente perché permette di cambiare punto di vista".

Sei un artista poliedrico: teatro, cabaret, libri. Meglio il palcoscenico, la letteratura, o entrambi?
"Per arrivare alla fine del mese un artista italiano oggi deve fare teatro, tv, scrivere libri, insegnare ma anche fare l’idraulico".

Italia, cultura, tagli alla cultura. Qual è la tua opinione sullo stato delle cose nel nostro Paese?
"Per noi artisti è un momento difficilissimo. Per resistere bisogna fare dei tagli draconiani. Personalmente continuo a invitare gli amici a cena ma ho rispolverato le ricette economicissime di quando ero uno studente del DAMS. La minestra triestina con i bisi spacai (piselli spezzati) è il mio must: con quattro Euro si mangia in diciassette".

Se dovessi definire il tuo uso della comicità, cosa diresti?
"La mia comicità sfuma spesso nell’ironia e nell’autoironia. A volte il pubblico mi capisce al volo, altre volte rimane un po' sconcertato da quello che dico. Non è un problema, non ambisco ad essere un artista universale. C'è già Piero della Francesca".

Appena ho visto il volto del personaggio in copertina, ho subito pensato alla mitica Dottoressa Fullin. Come l'hai creata?
"Chi lo sa come nascono certe idee? A me ne vengono molte quando devo pagare l’iva: mi definirei un artista con creatività trimestrale".

Come giudichi l'esperienza a Zelig?
"A Zelig devo molto. In particolare 58 mq: la mia casa a Torino".
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