Intervista a Alessandro Cattelan

Benvenuti a Catteland. Il giovane speaker si racconta, dalle bigiate a scuola ai pianti per Paul McCartney

Alessandro Cattelan è presentatore televisivo, speaker radiofonico, scrittore, ex rapper (chi si ricorda il singolo Il Danno degli 0313, il gruppo di cui faceva parte?). Classe 1980, neo papà. Nato a Tortona, milanese di adozione, il presentatore di X Factor conduce da qualche giorno un programma per radio Deejay, Catteland, in cui gli ascoltatori, giovani e giovanissimi, gli danno dei consigli e raccontano qualsiasi cosa. Da quale rimedio usare contro i brufoli alle scuse più assurde per saltare la scuola.

Il titolo del tuo nuovo programma sembra il nome di un parco giochi...
"Sì, Catteland è come un parco a tema. Rappresenta un po' il mio mondo, gli ascoltatori mi regalano dei momenti della loro vita e io li confronto con la mia. Ritorno a quando ero giovane perché mi raccontano cose che facevo anche io, come bigiare la scuola. Solo che io, l'unica volta che l'ho fatto, sono stato beccato subito da mia madre perché ho saltato proprio il giorno del colloquio con i professori".

Da X Factor alla radio hai avuto l'occasione di conoscere tanti giovani artisti. C'è qualche emergente che ti piace in particolare?
"Tutta la nuova scena hip hop, come Emis Killa, lui è giovane e molto in gamba. Marra e Fabri (Marracash e Fibra, ndr) sono fortissimi ma non si possono più considerare esordienti. Poi alcuni nuovi cantautori, come Dente e Il Cile. Di X Factor credo molto nelle ultime due vincitrici, Francesca Michelin e Chiara. La prima ha solo sedici anni ma è polistrumentista e molto colta dal punto di vista musicale. Chiara invece ha tutte le carte in regola per diventare una star internazionale".

Anche nel tuo libro, Quando vieni a prendermi?, racconti di un ragazzo giovane, che non sa bene che direzione prendere e parte per un viaggio lontano. Tu lo faresti?
"Adoro viaggiare e lo faccio spesso, ma non sono mai scappato. Per farlo ci vuole coraggio ma lo consiglio a tutti i giovani".

È vero che hai tatuato il viso di Elvis Presley da qualche parte?
"Sì, sul braccio. È un figo. Per me è l'unico che rappresenta la musica, in tutti i sensi. Mi considero un super fan, sono stato persino a visitare casa sua a Memphis".

Cosa fai a Milano quando non lavori?
"Milano la sfrutto tanto soprattutto per lavoro. Non giro molto ma c'è un locale a cui sono affezionato, il Pogue in Porta Romana. È un pub irlandese dove andavo tutti i giorni con i miei amici e che frequento ancora. Addirittura, appena mi sono trasferito a Milano, siccome a casa non avevo ancora la buca delle lettere, mi facevo recapitare la posta lì. "Meno Vogue e più Pogue", questo è il mio motto". 

Un concerto che hai nel cuore?
"Uno degli ultimi di Paul McCartney al Forum qua a Milano, qualche anno fa. Ho pianto sei volte, sono un beatlesiano doc".

Sulla tua fanpage di Facebook c'è di tutto, dal trailer di Django alle foto di David Gnomo. Sei un social network dipendente?
"Django è stato il primo film che ho visto al cinema dopo la nascita di mia figlia, non andavo da dieci mesi. Quanto ai social network, sono un fenomeno che funziona sicuramente, ma non li seguo molto. Facebook è gestito dalla redazione del mio programma. Ho solo Twitter, ma non sono uno smanettone. Mi è passata la mania di controllarlo ogni dieci minuti".
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