Intervista a Afterhours

Manuel Agnelli e compagni si raccontano in occasione dell'uscita del nuovo "I milanesi ammazzano il sabato"

Gli Afterhours tornano in grande stile, stuzzicando l'appetito dei loro ascoltatori con antipasti prelibati come Le sessioni ricreative, cd contenente alcune nuove canzoni, versioni demo e la genesi di E' solo febbre. E ancora, tre videoclip che circolano in rete da un paio di mesi e due secret show pre-tour a Catania e Padova. Ora tocca a I milanesi ammazzano il sabato (Universal), nei negozi dal 2 maggio, rispettare le attese. Un disco in cui ci sono tre parole d'ordine: gioco, leggerezza, sincerità.

Perchè avete deciso di usare questi tre aggettivi per descrivere il vostro nuovo lavoro?
Manuel: "I milanesi ammazzano il sabato è un disco schizofrenico, in cui prevale su tutto la nostra voglia di tornare a giocare, di alleggerire i toni. Questo ha reso il disco più sincero con quattordici canzoni molto diverse fra loro, come tante scene di film diversi. Mi sono sempre piaciuti gli album che all’interno portavano una varietà eccezionale come il White album dei Beatles o Velvet Underground".

Immagino che ognuno di voi abbia una canzone, non preferita, ma a cui è più legato...
M: "Ogni pezzo ha un suo valore, per noi il disco è composto da quattordici singoli. Però se proprio dovessi scegliere prenderei la title track".
Giorgio Prette: "La mia preferita è Neppure carne da cannone per Dio".

L'album non è ancora uscito, ma sono già in circolazione da un paio di mesi i video di E' solo febbre, Pochi istanti nella lavatrice e il più recente Riprendere Berlino. Avete deciso di compensare il fatto che per Ballate per piccole iene non ne avete fatti?
M: "Sono quattordici singoli e faremo quattordici video, lo sto dicendo a tutti così Casasonica è obbligata a farceli fare...Vogliamo ritornare a giocare anche da questo punto di vista. Per l'altro non avevamo script che ci avevano convinti".

Per quest'album avete pensato a una promozione diversa?
M: "Questa volta ci siamo affidati a internet, al passaparola e ai live. Far partire il tour lo stesso giorno d'uscita del disco mantiene l'effetto sorpresa. L’imprevedibilità è fondamentale, ti può far fare degli errori, ma crea anche delle emozioni pazzesche".

Dopo la fruttuosa collaborazione con Greg Dulli, avete coinvolto qualcuno di esterno nella lavorazione dei brani?
M: "Ci sono diverse collaborazioni. John Parish ha ufficialmente prodotto quattro brani e verrà anche a suonare in un paio di date tra cui quella di Milano. Ci sono anche Brian Ritchie dei Violent Femmes, un gruppo che ho amato molto quando ero ragazzino, e l'ex bassista dEus Stef Carlsen".

Visto che le collaborazioni sono soprattutto di artisti stranieri, pubblicherete l'album anche all'estero?
M: "Uscirà una versione internazionale che manterrà circa un terzo delle canzoni in italiano. Abbiamo visto durante i concerti negli Stati Uniti che il pubblico è incuriosito e apprezza il nostro repertorio in italiano, anche se non capiscono nulla".

Sembra che abbiate ritrovato la vostra voglia di sperimentare, una specie di seconda giovinezza musicale...
Giorgio P: "La novità viene dall'esperienza fatta all'estero, dove non c'erano filtri o pregiudizi, mista alla presenza degli elementi nuovi. L'importante è stato non perdere di vista la musica che volevamo fare e scrollarci di dosso il non essenziale".

Tutti voi avete dei progetti paralleli agli Afterhours, spesso molto diversi, come risucite a conciliare tutti gli impegni?
E: "Ora mi sto concentrando solo sugli After, ma ad esempio il progetto Calibro35 è nato con il fonico di studio proprio mentre stavo registrando il disco con il gruppo".

Un'ultima domanda a Manuel: come mai questo look à la Trent Reznor? Anche il video di Riprendere Berlino si rifà in qualche modo a March of the pig...
M: "Sono nati prima gli Afterhours, quindi è lui che mi ha copiato".

Sempre con la battuta pronta, con la voglia di scherzare e rimettersi in gioco, gli Afterhours cambiano ancora una volta rotta e stile, e di nuovo è un anno bisestile. L'avranno fatto apposta?

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