Steve Jobs, visionario o stregone?

Così a fine agosto abbiamo salutato il geniale numero uno di Apple

Steve Jobs si è dimesso da amministratore delegato di Apple. La notizia ha fatto il giro del mondo in un battibaleno. Il popolo dei social media ha manifestato un forte sentiment. Il "guru visionario" di Cupertino è stato trattato allo stesso modo di un divo del cinema o di una star del rock che esce fuori di scena. I necrologi si scrivono per i morti e non per i vivi. Steve Jobs battaglierà con la sua malattia all'ombra, ma siamo sicuri che continuerà a stupirci, sulla scia di una filosofia che ha saputo accostare le nuove tecnologie alla poesia, l'entusiasmo della scoperta del presente agli imprevisti del futuro.

STREGONE O SCIENZATO? -
Su Twitter non si fa altro che parlare di lui, su Facebook circolano vecchie foto che lo ritraggono assieme alle prime macchine della Apple. Cos'è che lo rende un totem per le nuovissime generazioni? Mi riferisco a quella sterminata ciurma che si incontra a tutte le ore nell'agorà "social" della Rete ed ha fatto dell'iPhone "il telecomando multifunzione" della propria quotidianità e della propria vita sociale. Chi è davvero Steve Jobs? Uno stregone che ha elaborato riti magici o l'intellettuale smanettone di Sinistra che in realtà l'America non ha mai avuto? Lo scienziato nascosto sotto le vesti del ricercatore universitario o l'umanista che si è sforzato di restituire al futuro il passato perduto? Il manager stakanovista che tra un caffè bollente e l'altro lasciava l'azienda all'alba o l'informatico perfezionista che non si sarebbe arreso all'idea che non c'è niente di impossibile?

POESIA E TECNOLOGIA -
Steve Jobs è tutto questo contemporaneamente, perché dell'ultimo scorcio del XX secolo è lui il vero rivoluzionario. Il suo acerrimo nemico Bill Gates ha fatto il rumore tipico dei rivoltosi, perché i veri rivoluzionari – per chi lo avesse dimenticato - agiscono in sordina, uscendo a volto scoperto al momento opportuno. All'inizio di questa favola Apple era per pochi, oggi è per tanti e non sempre è questione di moda o stile. Jobs ha dato anche l'input al design del mondo Mac, ma sta uniformando anche il sentiero della scrittura digitale. Chi fa il nostro mestiere lo sa bene, perché oggi rileggendo Shakespeare su iPad riusciamo a percepire il fruscio poetico delle pagine di un libro in versione digitale. Ognuno di noi gli deve qualcosa.