Milano perde Alda Merini

Il 4 novembre in Duomo ci sarà l'ultimo saluto dei milanesi alla poetessa scomparsa

La musica porta alla poesia, succede. Nel 2000 mi capitò tra le mani il doppio album di Roberto Vecchioni Canzoni e cicogne. La prima parte del live si concludeva con il brano Canzone per Alda Merini e la lettura di una poesia da parte della poetessa scomparsa il 1 novembre a 78 anni. Quei versi e quella voce, usciti con discrezione dalle casse del mio Hi-Fi, me li sono portati dietro, nel mio viaggio di qualche anno dopo verso Milano. Chiunque è passato o è rimasto nella nostra città ha incontrato prima o poi Alda Merini.

ALDA MERINI E MILANO - Milano non ha perso soltanto una delle più grandi poetesse contemporanee, ma la vicina della porta accanto. La "sciura" ospitale che trovavi sempre lì, accogliente, a cui non avresti resistito a dirle sì per condividere l'ultimo mozzicone di sigaretta. Cosa sarebbe Alda nell'iconografia cittadina senza la sua sigaretta fumante? Quando passavo a salutarla in camerino al termine dei concerti con Giovanni Muti, che ha trasformato le sue poesie in splendide canzoni,  mi sussurrava: "Questa è il vizio e il piacere della mia vita, la sigaretta". E pensare al suo feretro in Duomo, nella cornice dei funerali di Stato, senza una "sigaretta fumante" ci convince che Alda non è lì, ma altrove.

POESIA, PASSIONI, FOLLIA - Altrove è lì, assieme a tutte le persone che hanno avuto il piacere di condividere la propria vita con lei. Altrove è lì, in quei versi agrodolci dove ha cantato il dramma degli anni passati in manicomio. Altrove è lì nella sua ricerca di ostinata bohemienne delle passioni oltre le mura della sua casa-rifugio sui Navigli. Altrove è lì nell'ultimo cantico feroce sulle contraddizioni umane. Leggere oggi i versi di Ho conosciuto Gerico ci costringe a ripercorrere la desolazione di chi vive sul seme della follia, nonostante sia la stessa pazzia  a rimettere al mondo l'elogio della vita. Di Alda Merini Milano dovrebbe ricordare lo humor tagliente di I Sandali o la lucidità di Sono nata il 21 a Primavera per far sì che di lei non resti un loculo sfarzoso al Famedio, ma una sterminata eredità che adesso dobbiamo impegnarci a trasmettere alle nuove generazioni.

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