Il futuro del giornalismo (è online)

Spunti, riflessioni e contraddizioni sulla questione Carta stampata e Web

Freschi del convegno all'Università Statale di Milano Il futuro del giornalismo, voluto dall'ODG della Lombardia, sono d'obbligo alcune osservazioni. Non sempre è sufficiente l'attenzione a un tema attuale per proporre riflessioni davvero innovative.

FALSI MITI - Punto di partenza è la ricerca di Enrico Finzi, guru delle media research che sveglia la platea, sfatando tanti miti sul consumo di notizie online. Primo: il web non è il campo d'azione esclusivo dei teen-agers e gli internauti a caccia di news hanno tra i 35 e i 45 anni. Secondo: gli utenti sono distribuiti in modo omogeneo in tutta Italia, non solo al Nord. Ultimo, ma non meno importante: il Web non è necessariamente rivale degli old media. Internet è integrazione e non alternativa a carta, tv e radio, "Bando all'idiozia secondo cui Internet è dei ragazzini, in pochi anni sarà la fonte dell'intera popolazione" - rimarca con tono deciso Finzi - "Questa scelta non è un imbarbarimento  del Paese, che, anzi, con la fame di news online, ricerca sempre la qualità. Gli editori della carta fanno bene a traslocare online!".

CARTA / WEB - Mario Calabresi (direttore di La Stampa) e Marco Pratellesi (caporedattore di Corriere.it), concordi sullo sdoganamento di Internet, insistono sulla necessità di una regolamentazione del giornalismo online. Si discute sulla possibilità di usare un bollino speciale che indichi l'apparteneza agli albi dei giornalisti, un marchio che riporti, oltre a nome e cognome, anche il numero di tesserino della firma di un articolo. Per chi come noi lavora da anni nel web, ricercando qualità, veridicità delle fonti e approfondimento, la cosa fa sorridere: ci sono forse bollini per qualificare quotidiani seri rispetto ad altri faceti; o forse ci sono bollini per programmi tv intelligenti o trash? L'appartenenza all'albo implica davvero professionalità o spesso è solo riconoscimento formale? Inoltre, si parla tanto del successo di testate di cronaca locale sul web, ma dove sono i direttori delle testate in questione? Insomma: fra i relatori del convegno, quanti il web lo vivono, lo frequentano professionalmente e lo capiscono veramente? E soprattutto, "in cattedra" perchè non abbiamo visto e sentito qualche rappresentante che testimoni il nuovo scenario del giornalismo online locale? Tanto più se sul numero di settembre di Tabloid se ne legge uno speciale. Ci rincuora la presenza di Maria Grazia Mattei di Meet the Media Guru, social network grazie al quale Milano ha l'occasione di incontrare i rappresentanti della nuova comunicazione, quali Steven Berlin Johnson.

IL FUTURO - A mischiare le carte arriva l'intervento di Michele Mezza, vicedirettore di Rai International: "Stiamo parlando di Internet come un mezzo di comunicazione nuovo, che si accosta ai vecchi, costringendoli a cambiare. Ma non capiamo che Internet non è un mezzo, è un alfabeto, è una lingua destinata a stravolgere la cultura, la mentalità. La partita del giornalismo si gioca tutta sul campo del real time, della velocità. È assurdo che in Rai ci siano più di trenta persone a leggere una notizia prima che questa venga data e in BBC - che ha il doppio di giornalisti - a farlo siano solo in quattro. Ed è scandaloso anche che RAI,  Corriere della Sera e le Istituzioni dell'informazione non abbiano un motore di ricerca e mezzi loro per governare Internet". 

Nel frattempo si sorride davanti a questo traguardo: per l'82% degli internauti, il web è la più importante fonte di news. E ci chiediamo quanto tempo ci vorrà prima che quel restante 18% (tra cui alcuni uffici stampa) si aggiorni e capisca l'importanza dell'informazione web, invece di discriminarla osannando solo i media tradizionali.