Dylan Dog e Milano, 25 anni dopo

L'Indagatore dell'Incubo festeggia un quarto di secolo. Abbiamo ancora bisogno di lui?

Milano adora le celebrazioni tanto da giocare d'anticipo. Questa volta il "fortunato malcapitato" è Dylan Dog, il famigerato eroe a fumetti nato dalla penna di Tiziano Sclavi. L'Indagatore dell’Incubo compirà 25 anni il prossimo ottobre, ma perché aspettare tanto per spegnare le candeline? Mentre ci prepariamo ad aprire i battenti all'edizione 2011 del Salone del Fumetto Cartoomics, il 10 marzo alle 16 si comincia con una tavola rotonda nel palazzo della Provincia di via Corridoni.

DYLAN, L'ANTI-DIVO - Al di là dei momenti celebrativi e dei fiumi di parole scritte su un vero anti-divo del fumetto italiano, resta da capire se ci sia un nesso tra Milano e Dylan Dog. Forse la nostra città ha smesso già da un pezzo di cercare la lingerie sexy della Valentina di Crepax perché ha ammesso una volta per tutte che "gli orrori" di Dylan Dog profetizzavano ciò che saremmo stati. Quando questo personaggio a fumetti ha mosso i primi passi, c'era ancora l'euforia della "Milano da bere", con le insegne luminose che brillavano sull'artificio degli anni del rampantismo economico. Qualcuno ha cercato di far passare il fumetto di Sclavi come passatempo per adolescenti brufolosi, mentre Sergio Bonelli, l'anti-intellettuale per eccellenza, ha fatto di tutto perché si spargesse una sacrosanta verità: dentro le nuvole parlanti può nascondersi della buona letteratura contemporanea, nel riflesso dello specchio sociale, anche se si sa che a lungo andare anche le storie più avvincenti perdono smalto.

DYLAN DOG E MILANO - Certo che se Dylan Dog – e qualche capello bianco lo ha fatto pure lui – non abitasse a Londra al numero 7 di Craven Road, ma in corso Buenos Aires a Milano sarebbe più facile per tutti noi andare a scomodarlo. Potremmo portarcelo a spasso a condividere questa crescente multietnicità; questa ansia per l’Expo 2015, per cui c’è ancora troppo da fare; lo smarrimento di tanti giovani che non trovano l’accoglienza occupazionale di una volta o questa inguaribile frenesia che ci priva della spensierata poesia che la nostra città a volte sa darci, anche se non possiamo fare più toc toc alla porta di Alda Merini. Milano deve qualcosa al personaggio di Tiziano Sclavi, perché Dylan Dog nasconde nella sua fragilità quel minuscolo sussulto di chi non ne può più dei soliti cliché. Saranno pure tempi duri per la capitale economica dello stivale italiano, ma sono sparsi dei fasci luminosi. Noi preferiamo rimandare i festeggiamenti, caro Dylan, perché ti vogliamo in trasferta a Milano, non per finire sulla solita passerella e sotto i riflettori, ma per accompagnarci in un altro viaggio, alla scoperta degli esseri "invisibili" che giorno dopo giorno lottano per rendere Milano una città più accogliente, una città migliore.

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