Ciclone Deep Purple all'Arena di Verona

Il rock sinfonico dei moschettieri dell'hard rock fa tremare l'anfiteatro veneto

Quando di mezzo c’è del buon rock, c’è poco da spiegare e molto da ascoltare. Barley Arts ha centrato il tiro a bersaglio, portando ieri sera i Deep Purple  nell’incantevole Arena di Verona. A far la differenza non è stata solo la location, ma anche un’orchestra magnifica che ha rivestito di classico l’energia dell’hard rock. I dodicimila assiepati all’Arena hanno trovato il gusto dei gemellaggi tra violini eleganti e chitarre spedite, proprio in quell’anfiteatro in cui trionfa il cartellone estivo della lirica.

HIGHWAY STAR - Questa volta la scaletta proposta dalla band capeggiata da Ian Gillan ha sbirciato tra i pezzi che meglio si adattavano allo stile del rock sinfonico. Gli archi e i fiati hanno puntualizzato sulle insinuazioni sonore che i Deep Purple ci regalano da quarant’anni a questa parte. Ci sta pure che in apertura lampeggi Highway star così come che dopo una buona mezz’ora sia stata già standing ovation.  Una cavalcata senza sosta, che ha fatto tremare l’Arena sotto l’occhio del ciclone, sulle note della recente Rapture of the Deep o Stange Kind of Woman, spingendosi fino a largo del repertorio, in alto mare.

MADE IN VERONA - All'istante il pubblico si è goduto il riff travolgente di Smoke on the Water, brano in cui la composizione musicale ha messo in ginocchio il testo. Il colore delle luci era magnifico, l’atmosfera magica e qualcuno ha sognato per un attimo di aver passato la soglia dell’eternità, come gli spettatori che condivisero l’indimenticabile live conservato sotto l’etichetta “Made in Japan”.La batteria di Paice, il basso di Glover, la chitarra di Morse e le tastiere di Airey  ci hanno messo del loro per far sì che la tappa di ieri restasse un pezzo da antologia.