Recensione Concerto Supertramp Arena di Verona

Breakfast in Verona con i Supertramp

AUTORE
Rosario Pipolo
DATA NEWS
mercoledì 8 settembre 2010
ARGOMENTI
Supertramp, Tour, Concerto, Verona, Veneto, Arena, 70-10 Tour
La pioggia non ferma il pubblico dell'Arena in un viaggio musicale tra tanti successi
Il cielo minaccia tempesta, ma le nuvole si calmano e lasciano cadere giù una pioggerellina settembrina. Ci può stare se nello scenario incantevole dell'Arena di Verona arrivano i Supertramp. E questa volta la pioggia non ha il valore catartico che ci sarebbe ad un concerto di Springsteen, piuttosto è un rito propiziatorio all'atmosfera, con quell'odore di asfalto bagnato che ti aspetti da un viaggio on the road.  Rick Davies, John Anthony Helliwell e Bob Siebenberg, i tre surviver della storica band britannica, non hanno costruito il solito happening celebrativo e nostalgico per i 40 anni di carriera. Ci hanno regalato una festa musicale in movimento, che ha l'intimità del viaggio solitario, la sobrietà di chi cerca di ritrovarsi lungo i marciapiedi di un sound brioso che scala il pop e riavvolge il rock, svitando il blues e il progressive in sordina o il valore del testo nei fantasmi della working-class di Davies e della middle-class dell'assente Hodgson.

C’è spazio nel repertorio per tutto, anche se poi a farla franca sono gli hits che hanno fatto il giro del mondo: Take the Long Way Home, It’s Raining Again (per fortuna già non piove più!), Goodbye Stranger, From Now on e Give a Little Bit. “Siamo davvero contenti di essere qui all’Arena. Grazie per essere venuti nonostante la pioggia. Adoro il caffè italiano, ma preferisco la mia colazione in America”, precisa John Anthony. I Supertramp attaccano Breakfast in America e il pubblico va in estasi tra le rincorse spedite della tastiera di Davies, la chitarra furiosa di Siebenberg e il sax saltellante di Helliwell. Del resto la copertina di quell'album, che nel '79 li trasformò nei baronetti britannici della classifiche mondiali, va oltre l'euforia iconografica: il faccione sorridente della cameriera, che ammicca al benessere dell’America degli anni ’50, presagisce lo stritolamento della creatività, destinato a finire nel fast food musicale al di là della Manica come oltre Oceano.

Appalusi per The Logical Song, manifesto ortodosso di una generazione, e gran finale da standing-ovation con School, Dreamer e Crime of the Century. Due ore e mezza di concerto che ha aperto un cielo stellato su Verona e merita un bis: il 23 ottobre a Torino.
Commenti
Presenti 7 commenti. Inserisci il tuo commento
Di Jesse postato il 27/09/2010 11:58:18
Wegen der vielen Anfragen von seinen Fans für ihn Supertramp beizutreten, bot Roger viele Male, um sie für einige besondere Reunion Shows beitreten und wurde abgelehnt repeatedly.I glaube, das hat nicht sehr viel aus irgendeinem Grund öffentlich bekannt gegeben. Roger liebt seine Fans und gibt ihnen immer eine gute Show. Nicht sicher, Supertramp fühlt das gleiche.
Di Mark D postato il 26/09/2010 10:43:06
Il Encor reale di Supertramp è Roger Hodgson. In questo video è quello che mi ricordo il Logical Song dovrebbe suonare come con sentimento anima e cuore che proviene dallo scrittore e compositore della musica. Buon divertimento! http://www.youtube.com/watch?v=OQfjIw3mivc
Di Greg Goer postato il 25/09/2010 12:00:42
Sono completamente d'accordo con Ellen. Ero così dissapointed che io non sentivo la voce di Roger Hodgson perché ho pensato che per la loro pubblicità ho sentito alla radio con la sua voce e le canzoni che sarebbe stato lì. Roger è colui che fa la magia sul palco. Questo è stato presente nella mostra. Sono molto bravi musicisti, ma non hanno l'ispirazione e l'amore che Roger porta con sé.
Di Ellen Enders postato il 25/09/2010 10:28:38
Io sinceramente non piace il loro modo di cantare le canzoni di Roger specialmente "Dreamer" E 'venuta fuori con un Live CD e vi è un download gratuito di sognatore sul suo sito web
Di paolo postato il 19/09/2010 12:54:44
chiedo scusa, ma da vecchio e accanito fan dei supertramp chiederei all'autore dell'articolo di specificare, a futura memoria, che quando parla della "chitarra di siebenberg" va chiarito che si tratta di Jesse Siebenberg, figlio del batterista Bob (lui si, membro storico), che imbraccia la chitarra per cantare le canzoni di Roger Hodgson (ahinoi assente)
Di Damiano postato il 14/09/2010 22:35:58
Io c'ero!!!!! GRANDI GRANDI GRANDI!! Non ho parole!
Di massimiliano postato il 08/09/2010 14:09:22
classe e grinta cristalline,direi intatta.semplicemente una lezione di musica.
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