Recensione Concerto Supertramp Arena di Verona

Breakfast in Verona con i Supertramp

La pioggia non ferma il pubblico dell'Arena in un viaggio musicale tra tanti successi

Il cielo minaccia tempesta, ma le nuvole si calmano e lasciano cadere giù una pioggerellina settembrina. Ci può stare se nello scenario incantevole dell'Arena di Verona arrivano i Supertramp. E questa volta la pioggia non ha il valore catartico che ci sarebbe ad un concerto di Springsteen, piuttosto è un rito propiziatorio all'atmosfera, con quell'odore di asfalto bagnato che ti aspetti da un viaggio on the road.  Rick Davies, John Anthony Helliwell e Bob Siebenberg, i tre surviver della storica band britannica, non hanno costruito il solito happening celebrativo e nostalgico per i 40 anni di carriera. Ci hanno regalato una festa musicale in movimento, che ha l'intimità del viaggio solitario, la sobrietà di chi cerca di ritrovarsi lungo i marciapiedi di un sound brioso che scala il pop e riavvolge il rock, svitando il blues e il progressive in sordina o il valore del testo nei fantasmi della working-class di Davies e della middle-class dell'assente Hodgson.

C’è spazio nel repertorio per tutto, anche se poi a farla franca sono gli hits che hanno fatto il giro del mondo: Take the Long Way Home, It’s Raining Again (per fortuna già non piove più!), Goodbye Stranger, From Now on e Give a Little Bit. “Siamo davvero contenti di essere qui all’Arena. Grazie per essere venuti nonostante la pioggia. Adoro il caffè italiano, ma preferisco la mia colazione in America”, precisa John Anthony. I Supertramp attaccano Breakfast in America e il pubblico va in estasi tra le rincorse spedite della tastiera di Davies, la chitarra furiosa di Siebenberg e il sax saltellante di Helliwell. Del resto la copertina di quell'album, che nel '79 li trasformò nei baronetti britannici della classifiche mondiali, va oltre l'euforia iconografica: il faccione sorridente della cameriera, che ammicca al benessere dell’America degli anni ’50, presagisce lo stritolamento della creatività, destinato a finire nel fast food musicale al di là della Manica come oltre Oceano.

Appalusi per The Logical Song, manifesto ortodosso di una generazione, e gran finale da standing-ovation con School, Dreamer e Crime of the Century. Due ore e mezza di concerto che ha aperto un cielo stellato su Verona e merita un bis: il 23 ottobre a Torino.