Sushi dopo il disastro in Giappone

Serenamente sushi

Al ristorante giapponese si va in tutta tranquillità. Perché non vi è alcun pericolo di radioattività

È un timore ingiustificato quello per il sushi contaminato. In primis, perché in seguito al cataclisma che ha colpito il Sol Levante e dopo l'incidente alla centrale nucleare di Fukushima, le importazioni di alimenti jap sono state bloccate e comunque sottoposte a severi controlli (perciò, eventuali cibi stoccati nei magazzini dei ristoranti riportano date di confezionamento antecedenti al disastro). E soprattutto perché maki, roll e sashimi sono più nostrani di quello che si possa pensare.

Nel senso che il salmone viene dai Paesi nordici, e tonno, orate e branzini giungono dal Mediterraneo. E il riso? "Quello che utilizziamo è di qualità giapponese ma viene coltivato in Italia", rassicura Cristina, patronesse del raffinato Miyama di Milano. Mentre Cheng Hu, titolare del Kandoo, aggiunge: "vorrei far presente che i piatti a base di ingredienti nipponici non vengono serviti, qualora i prodotti non siano sostituibili con quelli europei". Insomma, non vi è nessun pericolo radioattivo e "si può andare tranquillamente al ristorante giapponese", come ha ben spiegato il ministro della Salute Ferruccio Fazio, assaporando sushi in diretta, durante la trasmissione Un giorno da pecora di Radio 2.

Pure i locali meneghini della famiglia Gao, fra cui NamiNu Cube e Ka-Kao, assicurano massima precauzione, mettendo al bando ogni sorta di preoccupazione. Del resto, le uova di pesce provengono da Taiwan e Alaska, i gamberoni da Malesia e Vietnam, l'aceto di riso dall'Inghilterra e la soia dall'Olanda. E se le alghe wakame sono coreane, quelle nori sono cinesi. Senza dimenticare che frutta e verdura sono italiane, molte birre sono di produzione tedesca e la carne di kobe giunge da Sud America, Canada o Australia.

Infine, una riflessione: le nippo ricette à la carte sono in genere numerose e alquanto variegate. "Basta pensare agli oltre cento piatti del nostro menu per rendersi conto che l'alternativa si può sempre trovare", sottolinea Shao Hu del fusion Perla d'Oro di via Vigevano. Se poi, si volesse andare proprio sul sicuro, basterebbe ordinare i fuori-carta mediterranei declamati a voce da Raffaella Stucchi, direttrice di Spazio Sushi. Dove il tonno è rigorosamente pescato all'amo, e nigiri, tartare e carpacci rendono onore a dentici, ricciole, palamite, aragostelle e tombarelli del Mare Nostrum.