Giornata Internazionale delle Cucine Italiane

Pesto Genovese Day

L'aromatica salsa viene celebrata nella Giornata Internazionale delle Cucine Italiane. Lunedì 17 gennaio

Se solo lo avesse conosciuto, Cristoforo Colombo lo avrebbe condotto nel Nuovo Mondo. Ma lui, il pesto genovese (e non "alla genovese"), nato verso la metà dell'Ottocento, il mondo lo ha conquistato lo stesso. Anzi, lunedì 17 gennaio, viene celebrato in tutto il Pianeta nella Giornata Internazionale delle Cucine Italiane, in un'ideale ola globale ritmata dalla ricetta autentica e originale.

Chef vicini e lontani, capitanati dal Gruppo Virtuale Cuochi Italiani (il GVCI, che conta associati in ben 70 Paesi), sono dunque invitati a preparare un primo piatto di verde vestito. Che, nei 150 anni dell'Unità d'Italia, assume un forte valore simbolico (guarda caso, Giuseppe Garibaldì, con la sua spedizione, partì proprio da Quarto, un quartiere di Genova). Grande attesa, dunque, per il Pesto Genovese Day, che arriva dopo le edizioni dedicate alla pasta alla carbonara, al risotto alla milanese e alle tagliatelle al ragù bolognese, e che si preannuncia ricco di eventi vaganti da Mosca a  Rio de Janeiro, da Sapporo a Buenos Aires, dalla Sicilia (al Verdura Golf & Spa Resort di Sciacca, con il maestro Fulvio Pierangelini e l'executive chef Fabio Peiti impegnati a sostenere l'iniziativa) al ligure capoluogo, dove si tengono le gare di qualificazione per un campionato tutto allo smeraldino condimento vocato.

Attenzione però, il prediletto figlio di mortaio e pestello è un tipino precisino. Anzitutto, vanta nobili avi come il moretum degli antichi Romani (a base d'aglio, formaggio ed erbe) nonché una plebea salsa medievale come l'agliata. E poi, esibisce con orgoglio una ricetta tutelata dal Consorzio del Pesto Genovese, che vuole basilico giovane e fresco (meglio se dop, della collina di Pra'); delicato olio extravergine di oliva (ottimo quello dop Riviera Ligure); aglio (preferibilmente di Vessalico, in provincia di Imperia); e ancora, pinoli (in alternativa, noci), Parmigiano Reggiano o Grana Padano, Pecorino (Romano, Toscano, Sardo o Siciliano) e qualche grano di sale grosso.

Una salsa da utilizzare rigorosamente a crudo, ideale per nappare la pasta, come già indicava Giovanni Battista Ratto ne La Cuciniera Genovese del 1863. Quindi, via libera a trofie, trofiette e trenette, non dimenticando linguine, spaghetti e gnocchi. A suggerirlo è Mario Caramella, presidente del GVCI, che, per meglio assaporare la pasta al pesto, consiglia di aggiungere patate e fagiolini. In abbinamento? Un calice di Pigato di Albenga.

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