Osteria dei Vinattieri

Sapori d'Italia in un accogliente angolino fuori città

OSTERIA DEI VINATTIERI - Accogliente lo è di certo. E genuina ancor di più. Forse anche per la sua posizione un poco defilata rispetto alla caotica Milano. L’Osteria dei Vinattieri di San Donato è un posticino tranquillo che profuma di autentico. Lo si comprende guardando gli arredi: tavoli, sedie, banconi e credenze in legno provenienti da vecchie trattorie brianzole e mercatini dell’antiquariato. Lo si capisce ancor di più assaporando i gustosi piatti.
I due patron Salvatore Buoncore e Stefano Lascatti, hanno voluto creare un ristorante senza sfarzi e senza fronzoli, ma capace di trasmettere il calore dell’ospitalità.

CENA -  Per cominciare i salumi vengono affettati, al momento stesso della comanda, sull'antico banco in legno presente in sala. Insaccati italiani dai sapori inconfondibili: Prosciutto di Parma (26 mesi di stagionatura), di Langhirano e di Pratomagno nonché Culatello di Zibello; salame di Felino, di Varzi e della Val d’Ongina (all’aglio) e salamino al tartufo di Norcia; lardo di Colonnata e di Cinta senese; e poi, mortadella al tartufo, bresaola di cervo e di cinghiale e speck d’anatra. Chiaro è che non sono sistematicamente presenti tutti insieme. Dipende dal mercato, ma una buona scelta è sempre disponibile. Compreso il cugino Pata Negra. Non mancano i formaggi, sia a latte pastorizzato che a latte crudo. Ecco allora il grana Tipico Lodigiano dalla classica crosta nera (stagionato per 18-24 mesi ma proposto anche nella versione giovane sotto forma di raspadüra), i tomini al peperoncino e al tartufo, il Gorgonzola, il pecorino, la Robiola di Roccaverano e i formaggi d’alpeggio. Sapientemente abbinati a sottoli, marmellate di kiwi, cetrioli e cipolle, mostarde e mieli.

MENU - Qui il menu è solo un canovaccio. Come nella commedia dell’arte le variazioni che vanno in scena sono tante. Il giovane chef Valerio Franchi sa sorprendere i commensali con ricette che uniscono tradizione e innovazione, cercando da dare spazio a ingredienti poveri come le castagne (quand’è stagione) e a tagli di carne meno nobili o meno utilizzati.
Ecco allora arrivare, accanto a specialità come il classico risotto alla milanese con ossobuco, le penne all’arrabbiata, la pasta e fagioli alla toscana, la zuppa di ceci, la cotoletta alla milanese, il nodino di vitello, la grigliata mista di carne e la tagliata o il filetto di manzo e di cavallo, bocconcini più insoliti: sformatino di melanzane e porcini con coulis di porcini, vellutata di funghi e gamberi in crosta di pane, coscia d’anatra alle prugne e sorprese mangerecce nate dall’estro del cuoco.

CARTA DEI VINI - Il tutto è accompagnato da un’ottima carta dei vini, che spazia da nord e sud, suddividendo le proposte a seconda delle caratteristiche dei nettari. Del tipo: vini bianchi fruttati di corpo leggero, vini rosati, vini rossi vivaci, vini rossi di buon corpo e sapidità, e così via. Proprio per indirizzare il cliente alla giusta scelta.

CARTA DELLE GRAPPE - Poi ci sono le grappe a fare da complici digestive. Una cinquantina di ottime acqueviti da tutta Italia, fra cui quella di Nero d’Avola invecchiata in barrique e quella stravecchia di Recioto Amarone.

PRANZO - Per il pranzo la proposta è più semplificata ma altrettanto allettante. Niente menu fisso ma una scelta fra due primi del giorno (4,5 euro), un secondo (8 euro), ricche insalatone, taglieri di salumi (6,50) e formaggi (7,50) e un gustoso piatto unico come il timballo di riso pilaf con carne e verdure (10 euro).  Per una pausa leggera ma saporita.
La nota bucolica? Nella bella stagione, si può pranzare o cenare nel dehors, sotto uno scenografico pergolato.