Occhio all'Oppio

Monza nasconde un angolo goloso e curioso. Tutto da scoprire

Sette sale: dedicate ai sette vizi capitali. Sette giorni su sette: perché il ristorante rimane aperto tutta la settimana. Cinque sensi: da tenere ben allertati, per lasciarsi sorprendere da un ambiente e da una tavola fascinosi e intriganti. L'Osteria dell'Oppio di Monza ha davvero i numeri per farsi riconoscere.

CHARME D'ANTAN - Travi a vista, atmosfere soft, morbidi tendaggi dall'effetto teatrale e pareti movimentate da tele, specchi e cornici. Il tutto condito da un saliscendi continuo, che porta su, verso i soppalchi, e riconduce giù, al piano terra, fra arredi in legno e un antico caminetto a cilindro, un tempo utilizzato nelle varie fasi di lavorazione dei cappelli. E sì, perché qui, nell'Ottocento, c'era un cappellificio. E alcune tracce ne sono rimaste. Anche solo nel ricordo, visto che il bancone all'ingresso rammenta un antico banco da lavoro, con tanto di decorazioni tutt'intorno, tratte da un organo da chiesa. Un luogo di indubbio charme, con Gabriele Viola Boros e mamma Tina Beretta alla conduzione.

DE GUSTO - Un'esperienza. Ecco come definire una cena all'Oppio. Un viaggio nel sapore stando seduti à la table. E questo grazie alla cucina di Mauro Civiero, ironica, inaspettata e interattiva. Da provare sia nel menu alla carta che in quello degustazione del lunedì (come abbiamo fatto noi). Che dire del lesso? Un vero divertissement: bocconcini (di biancostato, spinacino, lingua e cappello del prete) serviti nell'arbanella (piccolo contenitore in vetro) con salsa classica di acciuga e bagnet verd, frolla salata alle noci e cucchiaio di farina di mais. Un set da gioco ghiotto, tutto da scuotere, mescolare, pescare e assaggiare. Senza dimenticare le altre delikatessen. Come la carne di Fassone all'albese con crema di topinambur e tartufo di Acqualagna; il risotto morbido-croccante con il prosciutto di Cinta senese; e il battuto di Chianina con fiore di carciofo e spuma soffice di Parmigiano. Delizie che omaggiano soprattutto la terra (con qualche tuffo in mare), i salumi e i formaggi tipici, la stagionalità e la creatività.

LE CHICCHE - Lo gnocco fritto (che compare negli antipasti corredato da salame brianzolo, coppa di Parma e salame di Felino), diviene accompagnamento del pasto, ben caldo e fragrante. E con lui ci sono pure le focaccine al rosmarino, i crostoli di mais fritti e i lunghi grissini di farina forte, grano duro e olio extravergine. Poi, non bisogna dimenticare le pizze, grandi e leggere, nonché i novelli rotolini di pizza farciti; la carta dei vini, ricca di etichette italiane di classe, fra cui emergono 25 referenze di Brunello e sette di Barolo; e i dolci, preparati da Stefania Aliprandi, perfetta padrona di casa, nel suo deliziare i commensali con puntuali descrizioni delle ricette.

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