Ristorante Il Marchesino - Milano

Musica Maestro!

Milano dà il benvenuto al nuovo ristorante di Gualtiero Marchesi, a fianco del Teatro alla Scala. E nell'aria si diffondono note di sapore

È nata. L'ultima creatura marchesiana ha preso posto sul palcoscenico gastronomico milanese e ha "dato il la" alla musica della cucina totale. Quella che contempla tutto ciò che ruota intorno al cibo, dagli ingredienti al piatto, dal tavolo ai tovagliati, dalle posate ai bicchieri, fino alle luci e agli arredi. Perché tutto si possa fondere nel tondo abbraccio dell'assaggio. Tutto. Al ristorante Teatro Alla Scala il Marchesino.

LA VISTA - Ampi volumi a dar respiro agli interni. Colonne imponenti a porgere il benvenuto. E trame di nero, di grigio e di rosso Scala a rilassare l'occhio, complici i faretti, orientabili e regolabili a distanza, in modo da modulare l'atmosfera intorno ai tavoli. Che sono quadrati e tondi, orlati di comode poltroncine con braccioli, poggiate su un pavimento in rovere black. Ogni dettaglio è stato studiato ad arte dall'architetto Ettore Mocchetti. Anche il banco del sushi bar all'italiana: legno nero laccato, motivi a diamante e piano in marmo. La zona caffetteria? Splendide vetrate, divani noir, boiserie e pavimento a ricordare il seminato del foyer della Scala.

IL TATTO - Tovaglie e tovaglioli sono importanti. Come pure i segnaposto, disegnati dalla figlia Paola Marchesi: un piatto bianco punteggiato di ondivaghe note e chiavi musicali, quasi a comunicare che la musica scivola, dal teatro al tavolo, in un armonioso continuum. E le posate? C'è la forchetta per gli spaghetti, con lunghi rebbi; c'è quella a quattro rebbi, un po' concava, utile per il pesce, che va spezzato, non tagliato e assaporato con la salsa; e ci sono il forchettone a due rebbi e il coltello a lama affilata (e senza sega) per la carne, che non va strappata ma incisa. Senza dimenticare i bicchieri in vetro soffiato verde, disegnati da Nason Moretti: allungato per l'acqua gassata e più largo per quella naturale.

L'UDITO - Cucina e musica si compenetrano. Il menu è come una partitura, in cui gli ingredienti sono note che si fanno sinfonia. Tutta da ascoltare, anche in silenzio. Mentre il tempo scorre lento, scandendo i diversi momenti della giornata. Ognuno con una proposta adeguata. Si parte alle 7.30 con la colazione mattutina, veloce oppure più ricca. Si passa al pranzo, in triplice versione: menu alla carta, menu milanese o menu degustazione al ristorante; pasta, salumi ricercati e piatti salutistici presso il caffè; e sushi all'italiana intorno al bancone della cucina a vista. E verso sera quando "la prima fame" (come la chiama Marchesi) si fa sentire? Pasticcini con il tè oppure gelati e sorbetti. Infine, giunta la sera, ritorna la grand carte, e pure i "dopo Scala", per una cena a opera scaligera conclusa. Tanto, le quinte gourmand chiudono all'una di notte.

IL GUSTO E L'OLFATTO - Ben ventisei i piatti in menu. Di marchesiana orchestrazione e di magistrale esecuzione. Grazie alla brava brigata, diretta da Domenico Deraco, affiancato da Daniel Canzian. La pasticceria, invece, è guidata da Galileo Reposo e la sala dal maître-sommelier Ivan Famanni. La carta è l'ennesima protagonista, con le sue 26 portate, più un menu degustazione (110 euro) e uno che omaggia la tipicità meneghina, con tartare di manzo, risotto ala milanese, rustin negàa e spajen (90 euro). Qualche assaggio à la carte? Carpaccio di scampi, finocchi, granita di pompelmo rosa e Campari; crema di asparagi verdi, crostini e pancetta; fritto di sogliola al nero di seppia con verdure e salsa agrodolce allo zenzero; petto d'anatra al vapore di anice stellato e indivia caramellata; e zuppa di fragole, gratin al limone e sorbetto al rabarbaro.

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