La sera a casa di Luca

A Cavenago di Brianza, per cenare sotto la luce di una stella

Lui è Luca. Che cucina a La Lucanda. Che è ospitata all'interno del DeveroHotel di Cavenago di Brianza. No, non è il gioco delle scatole cinesi, ma una raffinata realtà a metà strada tra Milano e Bergamo. Un luogo altro, diverso, avvenieristico e confortevole al tempo stesso. Un albergo di lusso che ha sposato la cucina gourmet di una stella Michelin come Luca Brasi, prima a Osio Sotto e ora all'opera in questa oasi di charme a pochi chilometri dalla metropoli meneghina. 

LA LUCANDA - Il silenzio si fa di velluto mentre si percorre la scenografica scala esterna che conduce al ristorante. E all'improvviso, l'acqua. Inaspettata e insospettabile, vestita di un'azzurognola trasparenza che dà respiro all'ampio dehors, impreziosito qua e là da bombati divanetti in midollino. L'atmosfera è soft, la luce è tenue e Luca fa la spola tra tavoli e fornelli, muovendosi con grazia. E graziose sono pure le sale interne. Di un eleganza naturale però, mai urlata, ma riservata e pacata, fra pavimenti in legno, mattoni a vista, poltroncine in pelle bordeaux, pannelli che scendono, lini chiari, tavole tonde e grandi vetrate. Un ambiente perfetto, quasi sospeso in un tempo più lento.

CREATE DA LUCA - La cucina di mister Brasi? Cerebrale, interessante e intrigante. Luca seleziona con cura gli ingredienti, pesca dalla memoria, si tuffa in fondo al mare e riemerge, finendo nel bosco e salendo in montagna. Le sue ricette sono di una raffinatezza sottile e minuziosa. Hanno un'anima mediterranea ma non lesinano un tocco esotico. Sono corpose ed evanescenti. Sono soffici e croccanti. Fredde e calde. Sono il mare e la terra. E sono rotonde, armoniche e totali. La nota iniziale prevede una teoria di piccole entrée, mentre il vassoietto in legno con panini, cracker, briochine e foccacine fa la sua comparsa. Poi è una sinfonia di sapori: salmone Silver cooh selvaggio lucidato al Marsala con ghiacciolo allo zenzero; spada e ricci di mare in agrodolce di acero con brioche naturale; ricordo di Bergamo (crostone di polenta con Taleggio); risotto mantecato alle ostriche con Franciacorta e caviale sevruga nell'oro di Baldassare Agnelli; tortelli di mandorle amare al tartufo nero bergamasco; crema di patate affumicate con merluzzo mantecato; filetto di fassone (morbisissimo) della macelleria Motta ghiacciato al pepe con germogli croccanti; osèi scapàc (involtini di vitello) con tartufo nero e spugnole; e pesca melba (crema di pesche, ravioli liquidi di mandorle, gelato fiordilatte e lamponi). Una chicca al cucchiaio. La carta dei vini? Ricchissima: circa 1.300 etichette fra Italia, Francia, Sud Africa e Nord America.

INTORNO A LUCA - Coordinata dallo chef è l'intera offerta gastronomica dell'hotel: il Dodici24 quick restaurant, informale e dinamico, in grado di assicurare un servizio dalle 12 alla mezzanotte; il banqueting di alto livello per eventi aziendali (non manca infatti un attrezzato centro congressi) e occasioni speciali; e il Lounge Bar, spazio moderno e salottiero per colazioni, aperitivi e happy hour. Senza dimenticare che qui si può anche soggiornare in camere dal design pulito ed essenziale, tutte di wellness concept: cromoterapia nelle stanze da bagno (che diventa cielo stellato nella executive suite); bagno turco e kinesis di Technogym nella pentahouse; e linea cortesia firmata Etro. A disposizione anche sei loft su due livelli, caratterizzati da ampi volumi, colori diversi e giochi di opalescenze e trasparenze.

DA PROVARE - La Penthouse Experience: cena presso la Lucanda, con menu di 7 portate e vini in abbinamento; notte per due persone nella penthause con bottiglia di champagne Bruno Paillard, frutta esotica e rose rosse; pay Tv e Internet gratuiti e prima colazione a buffet servita in camera (390 euro).

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