Il perlage? È nouveau o vintage

C'è fermento in Franciacorta. Fra nuove etichette e ritorni al futuro

E con lei sono 107 le aziende che aderiscono al Consorzio per la tutela del Franciacorta. Proprio così, con la Cantina Biondelli si aggiunge un altro tassello al mosaico vitivinicolo della generosa terra bresciana. Che è effervescente più che mai. Fra nettari di nuova generazione e neonate etichette dallo spirito rétro. Ideali per un brioso brindisi al Natale.

IL GIOVANE GIOIELLO... - È nuovo. Nuovissimo. E fa il suo debutto in società l'11 dicembre al Circolo del Teatro di Brescia. Dopo aver riposato diciotto mesi sui lieviti e aver raggiunto la sua eno-maturità. È il Franciacorta Brut Biondelli, figlio di sole uve chardonnay, rigorosamente biologiche e lavorate in una cantina sotterranea dotata delle più moderne tecnologie. Un caveau all'avanguardia, incorniciato da una cinquecentesca cascina con vista sul medioevale Castello di Bornato e dai vigneti di proprietà: splendido anfiteatro sulla Valle del Longarone, racchiusa fra Calino e Cazzago San Martino. "Nasciamo agricoltori e per noi il vino è il naturale punto di arrivo nel rispetto della terra", dice il trentunenne Joska Biondelli: un recente passato a far il cacciatore di teste fra gli Stati Uniti e la City, e un futuro certo come viticoltore di classe. Perché lui abita sì a Villa Fè d'Ostiani, fra salotti e arredi d'epoca. Perché lui è sì figlio di Carlottavio e nipote di quel Giuseppe che fu Ambasciatore d'Italia. Ma è anche uno che sa apprezzare le cose semplici. Come il suo gioiello: una docg fine, elegante e di carattere, ma pure di immediata gradevolezza. Un nettare di grande profondità, ma di assoluta pulizia e bevibilità. "Un vino che cattura", per dirla con Joska. "Un vino che è un ritorno alle origini", ma che guarda avanti. Quando arriveranno anche il gentil Satèn, il gioioso Rosé e il più strutturato Millesimato.

... E LA VINTAGE COLLECTION
- E racconta proprio la trilogia di un millesimo, il 2008, la Vintage Collection targata Ca' del Bosco. Maison di Erbusco che, con la vendemmia del 1976, diede inizio alla produzione dei suoi primi tre "spumanti": il Brut, il Dosage Zéro e il Satèn. Ora riproposti al massimo grado d'eccellenza. Frutto di una superba annata del terzo millennio e di un esclusivo iter di vinificazione. Anzi, del cosiddetto "Metodo Ca' del Bosco". Della serie: uve raccolte a mano, raffreddate e lavate con idromassaggio. Come se andassero alle terme. E ancora, fermentazione dei mosti in piccole botti di rovere, affinamento sui lieviti per quattro anni, dégorgement in assenza di ossigeno e una bottiglia particolare: tradizionale ma più allungata. Risultato? Tre cuvée millesimate di assoluto prestigio. Il Brut (55% chardonnay, 15% pinot bianco e 30% pinot nero), espressione piena del territorio; il Dosage Zéro (65% chardonnay, 13% pinot bianco e 32% pinot nero), rigoroso e sincero; e il sensuale Satèn (85% chardonnay e 15% pinot bianco), morbido e armonioso. Perfetti a corredo di una delizia bresciana qual è il Caviale Calvisius, prodotto a Calvisano da Agroittica Lombarda, sposando un modus operandi eco-friendly. E declinato in Traditional, figlio dello storione bianco, dalle uova grandi, grigie e delicate; Venise, dal sapore iodato e dall'aroma intenso; Oscietra Classic e Royal, dalle nuance di nocciola; ed Elite, per palati esigenti. E per un raffinato incontro fra perle e perlage.

I NUOVI NETTARI..
. - Perlage che si fa finissimo nel Franciacorta Brut Nature Secolo Novo Giovanni Biatta Millesimato 2007 de Le Marchesine. Praticamente un cru, visto che le uve chardonnay giungono esclusivamente dal vigneto La Santissima di Gussago. Per poi essere "pigiate" in modo naturale, al fine di ottenere un nettare puro e autentico, che se ne sta sui lieviti per almeno 54 mesi e che si svela in tutta la sua superba eleganza e complessità. Un Franciacorta di rango, come lo è del resto anche il Brut Blanc de Noir 2009, espressione rosa tenue di uve pinot nero vendemmiate a mano e sottoposte a una pressatura slow e soft. Per un vino vivo e vigoroso, dai sentori di frutti rossi. Profuma invece di frutta bianca candita, di fiori e di miele la Gran Cuvée Nectar, il nuovo Demi-Sec firmato Bellavista. Segni peculiari? Uve chardonnay maturate in una trentina di vigne d'alta collina e zuccheri ricavati da acini appassiti in pianta. Risultato? Un nettare fresco e fragrante, complice di cremosi dessert. Al contrario, si abbina amabilmente a primi piatti di pesce, Alma Terra, Curtefranca Bianco da uve chardonnay provenienti da un poker di vigneti terrazzati. Per un vino fermo dalle note minerali, floreali e agrumate. Una vera new entry nella casa diretta dall'enologo Mattia Vezzola. Fiero pure di presentare Arzente, lucente brandy che mutua il nome dal termine coniato da Gabriele D'Annunzio per nobilitare i liquori italiani. Che prende forma dalla distillazione discontinua con alambicco Charentais di vini Chardonnay. E che invecchia (dai sette ai sedici anni) in piccole botti di rovere bianco.

... E L'ETICHETTA EVOCATIVA
- Conosce invece un affinamento sui lieviti di cinque anni il Franciacorta Pas Dosé "QdE" Riserva 2006 griffato il Mosnel, avvolto da una preziosa veste fortemente evocativa. Un abito limited edition, tagliato su misura per quattromila bottiglie, quattrocento magnum e cento jeroboam di un vino da collezione. Sapiente incontro di uve chardonnay, pinot bianco e nero, dal bouquet intenso ed emozionante, capace di sorprendere olfatto, gusto e vista. Perché, per la maison di Camignone di Passirano, se un vino piace è anche "Questione di Etichetta". Una questione sublimata in un certame creativo organizzato in collaborazione con ADI (Associazione per il Disegno Industriale). Che quest'anno ha visto trionfare la milanese Laura Ferrario dello Studio Ferrariodesign, con un'etichetta dai grafismi dorati e dai tratti dinamici, in grado di rammentare il Lago d'Iseo. Pronto ad accarezzare il territorio franciacortino ma anche a gettarsi con grinta ed energia, similmente a una cascata spumeggiante, in un calice festoso.

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