Il Mosto Selvatico

Quando la raffinatezza incontra i sapori mediterranei

Prima era una trattoria. Di quelle autentiche, dove buongusto e accoglienza la fanno da padroni. Oggi, è un ristorante elegante e affascinante. Ma calore e genuinità non sono affatto cambiati. Lo chef e patron Nicola Colella ha saputo mantenere integra l'anima di un posto che si preannuncia foriero di emozioni, sia per gli occhi che per il palato. E anche un po' per l'immaginazione, visto che il suo nome rimanda al settembre, periodo di vendemmia e di spremitura dell'uva, nonché mese legato a particolari momenti di vita del titolare.

AMBIENTI DI CHARME - Belli, gli interni de Il Mosto Selvatico sono stati completamente ristrutturati tre anni fa. L'architetto Angelo Garini ha curato i lavori. E questo è il risultato: una sala (la più grande) capace di mescolare con saggezza due stili opulenti come il Barocco e l’Impero, con tanto di cornici, specchi, lampadario parigino a tre piani, divani e poltroncine in velluto rosso, candele e sottopiatti dorati; un’altra, dai tenui colori verde acqua, Liberty e dalle fini applique in ferro battuto; e un'altra ancora per fumatori, con tavoli in legno, sedie in pelle scura e sottopiatti in cuoio, dal carattere minimalista e marcatamente nipponico. Tre ambienti dalla forte personalità, corredati da un privé soppalcato per due o quattro persone. Ideale per trascorrere una serata in perfetta privacy.

CENA DELIZIOSA - Creativa ma mai eccentrica, la proposta firmata Colella punta alla valorizzazione delle materie prime ed elegge il pesce a protagonista. Ricette semplici ma non banali, che omaggiano i sapori, i colori e i profumi mediterranei (soprattutto di Puglia e Sicilia), anche grazie all’utilizzo delle erbe aromatiche. Accostamenti indovinati, e anche ricercati, capaci di esaltare i singoli ingredienti, sempre genuini e di ottima qualità, per dar vita a un menu che cambia stagionalmente con qualche piccolo consiglio settimanale. Ecco allora il trionfo del crudo, come nella tartara di ricciola e tonno al pesto di ortaggi e nel branzino marinato al cerfoglio con germogli di soia e salsa di agrumi. Per continuare con altre bontà: moscardini siciliani con panissa di cannellini e timo fresco; sformatino di polipo e patate al pesto di rucoletta e tomino dorato con pane tostato e salsa di mirtilli. E se buona è la selezione dei salumi (prosciutto di Langhirano, culatello, lardo di Arnad e petto d’anatra, a seconda dell'offerta mercato), prelibati sono i primi piatti, fra cui primeggia la pasta fatta in casa: paccheri con polpa di ricci di mare e vongole veraci; bigoli al torchio con acciughe (o sarde) e finocchietto selvatico; tagliolini di pasta nera al ragù di ricciola, zucchine e pomodori Pachino; gnocchetti di olive nere al pomodorino fresco e scampi; minestra di ceci e polipo al profumo di rosmarino e zuppa di funghi porcini in crosta di pane. Preparazioni radicate nella tipicità ma che non si sottraggono a un tocco di originalità. Succede anche per i secondi di pesce e di carne: filetto di spigola con panissa di ceci; filetto di tonno selvatico scottato ai semi di papavero su letto di soncino; delizia di mare gratinata al forno (gamberi, scampi, seppioline, ostriche e tartufi di mare a seconda del pescato); filetto di angus al Barbaresco e miele grezzo; carré d'agnello al vino rosso e mirtilli neri; petto d’anatra all’aceto balsamico e mostarda di frutta e fiorentina di Scottona con cannellini.

DOLCI E NETTARI - Per concludere con i dessert preparati dalla moglie Francesca Garini: tarte tatin di mele calda con gelato; charlotte al limone con coulis ai frutti di bosco; semifreddo al Moscato e frutti della passione; budino al miele d’acacia con nocciole caramellate; tiramisù della casa e crema catalana all'amaretto. Da abbinare a nettari come un Ben Ryé di Donnafugata, un Barolo Chinato di Ceretto o un Ramandolo di Giovanni Dri. Ricca è infatti la carta dei vini, che vanta circa 140 etichette, selezionate fra aziende note e meno note. E’ così che, accanto a un Brunello di Montalcino, a un Sassoalloro e a un Morellino di Scansano di Biondi Santi, si trova il Tocai di Ronco del Gelso, un Vermentino di Calleri e un Verdicchio dei Castelli di Jesi di Bonci. Particolare attenzione anche ai vini francesi, come lo Chablis Premier Cru di Montmains, e ai grandi champagne quali il Dom Perignon. 

A MEZZOGIORNO - Più snello il pranzo, che contempla un menu da 15 euro, con un primo e un secondo da scegliere, rispettivamente, fra quattro o cinque proposte, un quarto di vino, acqua e caffè. Piatti gustosi e curati, che onorano specialità regionali come il risotto alla milanese con ossobuco, le orecchiette alle cime di rapa o con pomodoro e scaglie di ricotta dura e la tiella di riso, patate e cozze.

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati