Il Maggiolino

Nel primo finger food italiano la carne alla griglia è squisita e l'ambiente mette a proprio agio

A prima vista sembra subito un posto molto originale, Il Maggiolino di via Giambellino. Ad accoglierci c'è infatti una statua a grandezza d'uomo di un Indiano d'America. Varcata la soglia, invece, è la volta di John Wayne a cavallo. Ma ecco che si staglia sullo sfondo lui, il grande protagonista di questo ristorante: il maggiolino della Volkswagen (e di walt Disney). "L'ho trovato in una cantina 5 anni prima dell'apertura del ristorante" dice il proprietario Emanuele Ragazzoni "da qui l'idea di chiamare così il locale". Di sicuro, il piccolo scarabeo ha portato fortuna.

Il locale si espande per circa 500 mq e comprende ben 320 coperti. L'ambiente è un po' kitsch, con sedie diverse l'una dall'altra, archi di ferro battuto con decorazioni floreali, statue di Blues Brothers sparse qua e là, alternate a quelle di cameriere pettorute. Il titolare mi spiega che è molto gettonato per feste, addii al celibato, ecc., perchè qui la gente si sente libera e a proprio agio. Difatti è proprio così: le bucce delle spagnolette, servite sul tavolo all'inizio a mo' di antipasto, possono essere buttate tranquillamente a terra, ma soprattutto non è consentito imbavagliarsi con le posate: si mangia rigorosamente con le mani!

Anche perchè il menu lo favorisce. La grande specialità di questo ristorante è infatti la carne alla griglia. Freschissima, comprata ogni giorno direttamente dal macello, non conosce freezer: troviamo grigliate, galletti, spiedini, stinchi, costine, salsicce e carpaccio davvero squisite e di ottima qualità. Stessa cosa va riconosciuta al prezzo, decisamente onesto: la grigliata mista costa appena 12,00 euro; 10,00 euro gli altri piatti. Spesso la carne è accompagnata da patatine fritte, anche queste fresche e non surgelate, tagliate a mano, o da pannocchie. Il motto è alla sbrichenfù, ossia "quello che capita" (espressione usata anche dal poeta Porta, molto comune negli anni '60, mi informa Ragazzoni). Completano il menu le bruschette (4,00 euro), i taglieri (7,00 euro) e i dolci (4,00 euro), buoni ma non fatti in casa. Tra questi spiccano la figassa , dolce di gelatina dei colli trevigiani, con lamponi o mirtilli a seconda della stagione, che si mangia anch'essa con le mani; la torta sbrichenfù, una sorta di sbrisolona.
Buona anche la carta dei vini, che comprende varie tipologie nazionali: dal cabernet dei colli trevigiani al primitivo di Puglia e al Chianti, per quanto riguarda i rossi; dal conegliano doc al verdesio dei colli trevigiani per quanto concerne i bianchi.

Il target è variegato perchè va da vip e gente famosa a ragazzini con pochi soldi; è ideale per coppie e, allo stesso tempo, per feste e famiglie. Una piacevole caratteristica è che non si pagano coperto  e servizio, ma soprattutto che il vino e la carne che non mangi puoi portarteli tranquillamente a casa. Non è un caso, dunque, che questo ristorante, il quale è risultato essere il primo finger food italiano (2003), precedendo anche la Francia e l'Inghilterra in questa tendenza, abbia avuto un successo strepitoso e che adesso si prepari a raddoppiare, aprendo una seconda sede in zona viale Monza.

Gli facciamo tanti auguri, dunque, anche se sono estremanente convinta che non ce ne sarà bisogno: il maggiolino vince grazie alla qualità, all'originalità, alla semplicità e al buon umore che infonde.