I-dea di gusto

Il ristorante dello Sheraton Diana Majestic si è rifatto il look. Ma conserva la stessa passione per il sapore

Bianco e nero. Nero e bianco. Ad alternarsi, in un chiaroscuro effetto optical che non rimane per nulla intrappolato negli ormai stereotipati cerchi, spirali e strisce. Anzi, al nuovo heat>diana, i due colori dialogano in maniera esemplare, mantenendo ognuno la propria voce: candida per le pareti, le comode poltroncine in pelle e i lampadari in seta; nera per i tavoli laminati e il pavimento. Tonalità che poi si intrecciano, in un gioco di specchi e di raffinati dettagli. Uno stile di palese ispirazione neoclassica, rivisitata in chiave contemporanea. Con il bel giardino e la fontana a fargli da cornice. Quelli di un albergo come lo Sheraton Diana Majestic: cent'anni di storia ma inarrestabile capacità di rinnovarsi.

RICETTE IN TECHNICOLOR - Quasi a contrasto con l'ambiente dicromatico, le ricette si rivelano vivaci e solari, in una picevole sinfonia di verde, rosso, rosa, arancio e, perché no, nero e bianco. Lo chef Paolo Croce sa bene come creare i giusti abbinamenti per ottenere piatti belli da vedere e buoni da mangiare. E li presenta pure in contenitori particolari e originali, come cocottine in ceramica nonché ciotoline, bicchieri e vasetti trasparenti, dove ortaggi, pasta, pesce e carne vengono valorizzati al meglio. Abbinati a vini di pregio, fra cui lo champagne Mumm Cordon Rouge, il Sauvignon blanc Alteni di Brassica di Angelo Gaja e il Toscana igt Magari della tenuta Ca' Marcanda, sempre di Gaja. 

NOTE ESTROSE - Ricercate, leggere e fresche: le pietanze crociane hanno una soavità intrinseca. Anche per il saggio utilizzo dei condimenti, che sconfinano dall'olio extravergine per divenire succo di papaya, salsa di alici, crema di piselli, salsa di lattuga e pinoli, centrifuga di rucola e guazzetto di pomodoro. Per poi andare a ingentilire (e non ad appesantire) gli ingredienti. Che si sentono tutti, perfettamente distinti l'uno dall'altro. Lo confermano gli asparagi cotti e crudi su insalatina e bottarga di muggine; la nizzarda di polpo; il millefoglie di verdure marinato; le mezze maniche alla mozzarella e pepe verde; l'agnello scottadito con flan di olive taggische e peperoni dolci; e gli spaghetti alla chitarra con cime di rapa e mortadella di calamaro. Sì mortadella di calamaro (una sorta di rotolino ittico), perché a Paolo piace rileggere i classici. Come succede con il kebab di mare (cubetti di pesce passati in salsa di sesamo e infilati a spiedino su una stecca di lemongrass) e le orecchiette alla Norma di scampi (con melanzane e ricotta). Il resto lo fanno le giuste cotture (o non cotture), i tocchi mediterranei del finocchietto, dei pomodorini secchi pestati alla menta e del pesto di mandorle, e le triadi di diverse consistenze. Basta provare il branzino si fa in tre (tartare alle erbe, al forno con spinaci e in perla pochée su pesca caramellata) e i tre gusti per un cioccolato (crema di mango con terra di cacao; mousse al cioccolato in salsa di rosa e panna cotta al cioccolato e Banyuls). E capire che le idee hanno sapore.