Ave uva

Regina della tavola settembrina, l'uva è bella, è buona e fa bene

Gli antichi Egizi la coltivavano, i Romani la apprezzavano e i buongustai del terzo millennio continuano a consumarla con piacere. L'uva da tavola (perché poi c'è quella da vino) è la regina dei frutti settembrini, bella nel suo grappolo di acini copioso e goloso. Un alimento genuino, ricco di zuccheri, come fruttosio e glucosio, facilmente digeribili, nonché di potassio e calcio. Inoltre la sua buccia contiene i flavonoidi, importanti antiossidanti, acerrimi nemici dei radicali liberi.

DI UVA NON CE N'È UNA - Infatti ve ne sono molte varietà, ognuna con caratteristiche diverse. Ecco allora l'Italia, forse la più conosciuta, con acini grossi o molto grossi, di colore dorato o ambrato, polpa croccante e succosa e aroma di Moscato; la Regina, probabilmente di origine orientale, dagli acini grossi, giallo-dorati, polpa carnosa e sapore dolce; la Pizzuttella Bianca, dall'acino medio-grande, allungato e appuntito, tonalità verde-gialla o gialla-dorata e gusto gradevole; la tipologia Zibibbo, dall'acino grosso, ellissoidale, giallo-verdastro o ambrato e dall'intenso sapore di Moscato; e la Red Globe, dai grandi grappoli, dagli acini grossi e dal particolare colore rosato.

QUELLE CON LA FIRMA - Sono entrambe siciliane le due varianti siglate dall'igp. La prima è l'Uva da Tavola di Canicattì, coltivata in numerosi comuni delle province di Agrigento e Caltanisetta e facente parte della grande famiglia delle uve Italia. I suoi grappoli sono medio-grandi, gli acini hanno polpa carnosa e un bel tono che va dal giallo al giallo pallido. Per ottenerla si sono incrociate le due vecchie varietà Bicane e Moscato d'Amburgo. Buona al naturale, risulta ideale per la confettura, ben si abbina a fegato e fois gras ed è ottima come aperitivo, rivestendo ogni singolo chicco di formaggio caprino. L'altra, invece, è l'Uva da Tavola di Mazzarone, prodotta nelle province di Catania e Ragusa in tre tipologie: bianca, rossa e nera. Il suo sapore? particolarmente dolce e delicato, vista la forte insolazione della terra dove nasce. La si può consumare così, oppure sotto spirito, nella crostata o in macedonia, preparata con del vino Moscato e impreziosita da uva passa lasciata macerare nel rum.

CHICCHE CON I CHICCHI - Se un chicco tira l'altro, perché non fare la cura dell'uva, ovvero l'ampeloterapia? Può essere utile per disintosicarsi un po'. Ma salutare è pure il succo d'uva, che mantiene intatte le peculiarità del frutto, eccetto le fibre. E che dire della bontà della schiaccia con l'uva? Si tratta di una ricetta della tradizione toscana, soprattutto di Prato e Firenze, realizzata con pasta di pane, olio extravergine, uva nera e zucchero. Emiliano-romagnola è invece la saba, ottenuta facendo cuocere per molte ore il mosto d'uva e poi utilizzata per accompagnare formaggi pecorini, ricotta e dolci.