Allegro con brio

Al ristorante Legrion per una cenetta dai sapori e dai colori mediterranei

E' uno di quei locali della serie "non me l'aspettavo". Nel senso che, camminando per via Candiani, in zona Bovisa, un posto come il Legrion appare un po' come una piacevole sorpresa, prima per gli occhi e poi per il palato. A caratterizzarlo è un design minimalista, sobrio e raffinato, in cui i mattoni a vista giocano gradevolmente con le pareti dalle tonalità verdi, bianche e bordeaux, e in cui alcuni pezzi d'arredo d'antan (tipo una vecchia macchina da cucire Singer) impreziosiscono con garbo uno stile assolutamente contemporaneo.

IN NOMINE VERITAS - Tavoli ben distanziati fra loro (in modo da preservare la privacy), candide tovaglie e baluginanti candele a creare l'atmosfera: la cena al Legrion è un'esperienza da non perdere. Anche perché si mangia molto bene. E nel nome è celato il ghiotto arcano. "Prima era una vecchia vetreria dove si lavorava l'opalina", racconta Alessandro Sironi, uno dei titolari, "e durante la ristrutturazione abbiamo trovato un quadretto con inciso Club Legrion Bovisa, indicante un gruppo di amanti del buon cibo. Perché, Legrion, in milanese, significa proprio allegrone, bontempone, uno a cui piace bere e mangiare bene. E il ristorante non poteva chiamarsi altrimenti".

SFIZI GOLOSI - Prima della cena, ci sono loro: i piccoli bignè al curry, paprika e parmigiano, i semini di zucca, i piastacchi e il mais tostato, simpaticamente presentati in un sacchettino artigianale (nel senso che sono fatti in casa). Da spiluccare, magari, con un buon spumante. Poi, invece, arriva sua maestà il pane, declinato in focaccine, schiacciate, mini baguette e grissini di sfoglia la sesamo sfornati caldi caldi e serviti a tavola in una cornucopia di carta oleata. Quasi un augurio di buon appetito.

DELICATE BONTA' - Due giovani in cucina. Ma davvero bravi. Lo chef Andrea Ravazzini, che ha già inanellato esperienze da Marchesi e da Trussardi alla Scala, e il suo secondo Stefano Giovinazzi. Due teste e quattro mani per ricettine tutte da assaggiare. Piatti semplici, equilibrati e mai estremi, che si appellano a una creatività saggia e perfettamente codificabile. Ecco allora il flan di carciofi con consistenze di parmigiano (in crema e in cialda); l'insalata di orzo perlato con ricotta di capra e pomodori Pachino; il gazpacho freddo con mazzancolle arrosto; le orecchiette fresche con asparagi e scampi; i ravioli alla caprese (ripieni di ricotta salata, Caciocavallo Silano e maggiorana fresca e conditi con pomodoro e basilico); il risotto con fave e spiedino di capesante; il carré di agnello con patate sauté e crema di parmigiano (servita in un chupito); e la tagliata di tonno con pesto di rucola e pomodoro fresco al basilico. Senza dimenticare i dolci, preparati dal pasticcere Giordano Faini. Un assaggio? Millefoglie di frutta e crema pasticciera e mousse ai tre cioccolati con salsa ai lamponi. In abbinamento, vini italiani, fra cui gli ottimi "Note Chiare" (inzolia e grecanico) di Feotto dello Jato; Gewürztraminer Abbazia di Novacella; Rosso di Montalcino Banfi e "Apianae" Moscato del Molise di Majo Morante.