Alla tavola del Visconte

Un piccolo eden a due passi dalla metropoli: un agriturismo dove ritrovare le radici della tradizione avvolte da estro e fantasia

Rosae, rosarum, rosis, recita il plurale latino del fiore dell’amore. Se poi la versione è quella in bianco, tenue e delicata, non vi sono dubbi sul loro luogo natio: Il Visconte, un agriturismo di qualità sito alle porte di Milano. Immerso nella campagna di Gudo Visconti, questa perla del buon ristoro fa parte dell’azienda agricola Cascina Longoli che, con i suoi settanta ettari di terreno, regala un paradiso verdeggiante a chiunque desideri un sorso di serenità. Merito dei tre roseti che contano oltre 50mila piante di rose che sollazzano lo sguardo con i loro candidi petali e con bacche corallo, utilizzate sia a scopo ornamentale che per la produzione di marmellate; dei limpidi laghetti che accolgono numerosi uccelli acquatici nonché di un frutteto ricco di ben 107 cultivar diverse come cornioli, lazzeruoli e giuggioli, tanto rari quanto preziosi. Colori che distendono lo sguardo, accarezzano l’olfatto e seducono il palato.

E sì, perché sublimazione di cotanta cornice naturale è la cucina, aristocratica come il nome che porta l’agriturismo. Sapori del territorio e della tradizione che incontrano la creatività per dar vita a ricette inedite e intriganti. Ingredienti genuini, provenienti direttamente dall’azienda o da zone limitrofe, ma sempre declinati in piatti superbi in cui l’estetica sposa il gusto per un perfetto gioco di equilibri. Val la pena di provare. Magari in una delle serate a tema o in un pranzo domenicale davvero memorabile. Le tavole del ristorante, a cui si affianca un salone per banchetti, sono imbandite a festa e invitano all’assaggio.

Prima tappa il 18 novembre con una cena che fa onore alla castagna: piccola trippa in umido di baccalà e castagne; castagne, mele e amaretti fritti in tempura con vinaigrette alla melagrana; ravioli alla farina di castagne ripieni al bagoss su vellutata di broccoli romaneschi profumata all’anice stellato; trancio di storione in camicia di pancetta affumicata con crema ai marroni su letto di baby corn e, chiosa finale, cupola di marroni, salsa ai kaki e croccante alle mandorle. Per un menu che fa onore al bosco d’autunno.

L’itinerario gastronomico prosegue con il pranzo del 4 dicembre in un’ironica interpretazione di messer maiale e madonna oca. Si chiama infatti “Porca l’oca” e prevede la partecipazione del macellaio artigiano (e marchigiano) Peppe Cotto che fa giungere le specialità della sua terra per un goloso abbraccio con la landa lombarda. Al desco si servono accattivanti connubi di sapore: terrina di fegato, maiale, uvetta sultanina e cacao amaro; torcione di fegato grasso d’oca e panetto contadino di ciccioli; camporella di oca e maiale nella risaia; filetto in galera e zabaione d’oca con gelatina di cacao e sbrisolona di mais.

L’esperienza multisensoriale approda alla serata “Illustro” del 16 dicembre: un omaggio ai cinque anni di attività dell’agriturismo, ripercorsi attraverso un vero e proprio racconto gustativo. La sfilata di leccornie si preannuncia sontuosa: timballino al caprino fresco con mirepoix di verdure e uova di storione; composizione alla coda di bue stufata, cipolle rosse alla granatina e gelatina ai fagioli bianchi di pigna; millefoglie al nero di seppia farcito ai gamberi di fiume e mozzarella di bufala di Dorno su crema di zucca e carciofi croccanti; filetto di Chianina su tortino di carciofi con salsa al tartufo nero e fieno di porri e, dulcis in fundo, piramide al tè verde e lamponi con gelato alla vaniglia e gelatina trasparente al pomodoro dolce. Bocconi prelibati, accompagnati da vini di eccellenza accuratamente selezionati dall’esperto sommelier tra le migliori etichette italiane. Il costo delle due serate è rispettivamente di 40 e 75 euro a persona, mentre quello del pranzo di domenica 4 dicembre è di 50 euro. I vini sono inclusi.