Ristoranti Aperti Agosto MIlano

Agosto à la table

Per un solare assaporare nella calda estate milanese

Si può calare l'amo in mare. Passeggiar per aia e orto. Danzare intorno al fuoco (del forno a legna). Oppure lasciarsi catturare dal fascino del lontano Oriente. Anche restando a Milano. In un ambrosiano agosto in cui zigzagare fra acqua e terra, griglia e padella, sushi e tigella. Complici la calma, un tempo più lento e serate stellate. Ecco dunque un viaggio gustoso fra ristoranti di charme e trattorie caserecce, note mediterranee ed esotiche nuance, il piacere della convivialità e romantici tête-à-tête.

AROMI MARINI
- Un ambiente raccolto. Tovagliati candidi. E il meglio del mare servito su plateau in ceramica artigianale. Al Cellini il regno di Nettuno assume la forma di un salottino intimo, in cui il fish si fa chic, svelandosi nudo e puro o riletto in aromatica chiave da cuoco Antonio Iaria. Che prepara trionfi di coquillage, scampi e gamberi; rubiconda tartare di tonno di Carloforte e un'ittica carbonara in cui i paccheri sposano pancetta, zafferano, calamari e gamberetti. Per una cremosa alchimia di tipicità e creatività. Espressa al massimo al Casanova, oasi gourmet del The Westin Palace, dove lo chef Augusto Tombolato mette a punto prelibatezze che fan di leggerezza virtù. Così il polpo si stende su un letto di patate, lasciandosi accarezzare dal profumo di limone; lo scorfano finisce in zuppetta con fregola e datterini; e gli spaghetti alla chitarra si accordano con vongole veraci e bottarga di muggine. E se il merluzzo nero dell'Alaska viene cotto a vapore, sogliola, gamberi, calamari e fiori di zucca sbocciano in un suadente fritto. Mentre il carpaccio di branzino viene scottato con pomodoro e olive taggiasche. Per una nota ligure. E per una siciliana brezza? Bisogna cenare Al Ficodindia, gattopardiano rifugio orchestrato dallo chef Salvatore Giaramida e dal sous-chef Davide De Luca. In carta: caponata di melanzane con gambero in gomitolo di patate e fondente al cioccolato; matarocco con spiedino di tuma e sarde fritte; strigoli alla Norma e spaghettini neri con acciughe e mollica. Fuori carta: delizie figlie del mercato del dì. Infine, per assaporare su un'ideale barca si può entrare Al Mozzo, dove, fra specchi-oblò e tonalità bianche e blu, par di mangiare a bordo uno yacht.

SAPORI DI TERRA - Si cena invece fra archi, mattoni a vista e antiche vetrate da Mister Angus: un tempo convento, ora tempio della carne, la cui qualità è assicurata dalla collaborazione con l'Asociation Argentina de Aberdeen Angus, l'ente (con sede a Buenos Aires) che da oltre ottant'anni certifica e regola l'esportazione delle pregiate carni bovine. Della serie, tenerezza a tutta sicurezza. Incarnata nel sontuoso lomo del rey: maxi filetto da provare in purezza o in abbinamento alla salsa chimichurri, mix di olio, aceto e aromi. Non tradendo altre bontà dal caraibico tocco. Come il surf and turf: fettine di controfiletto completate da gamberoni, burro al profumo di aglio e basilico, nonché patata al cartoccio. Intanto al Barbacoa prende forma l'arte del churrasco, onorando il rito del rodízio, iter succulento che si dipana fra una dozzina di tagli diversi. Cotti al momento e serviti dagli spiedoni-spade in un ambiente raffinato. Per un'amabile sfilata di picanha de bola (codone) e picanha nobre (parte di punta); assado de tira (taglio di biancostato) e cupim (gobba di bue); alcatra (scamone) e bife ancho (entrecôte); coxa de frango (coscia di pollo) e costeleta de cordeiro (costoletta d'agnello). E per una cotoletta meneghina? Si può andare alla Trattoria alla Vecchia Maniera, che strizza l'occhio al Naviglio Grande. Mettendo nel piatto pure ossobuco con risotto, polpettine e grigliata mista. E se la brace arde anche da Grigliamania, regalando filetti, tagliate e costate, da Mamma Rosa si assaggiano ravioli d'oca, tartare di chianina e fiorentina. Mentre all'Antica Osteria La Rampina di San Giuliano Milanese lo chef Lino Gagliardi veste d'estro ortaggi e selvaggina, manzi lodigiani e anatre di cascina.

RAGGIANTE ORIENTE
- Anatra che ritorna, alla maniera pechinese, laccata in casa e sfilettata in sala, nell'elegante Bon Wei: alta cucina cinese in un ambiente dalle note soffici e vellutate. Fra pannelli in lacca rossa, luci tenui e candide porcellane firmate Villeroy & Boch. Perfette per accogliere delicatessen sapide e delicate, agrodolci e speziate, piccantine e pepate. Ecco dunque i dim sum by chef Guoqing Zhang: ravioli di gamberi, verdure e carne al vapore e una serie di sfiziosi involtini. Per poi continuare con il riso saltato nel wok con bocconcini di pollo e baccalà; e con i gamberoni della maison, in leggera panure di polvere di cocco. E per dessert? Papaya con budino di mandorle. Si lasciano invece avvolgere da salsa al curry thailandese e latte di cocco, per poi incontrare astice o king crab gli udon del Famoso Fusion. Che prepara pure gamberi xiang la, saltati e aromatizzati con foglie di lime. Per un orientale assaporare che giunge sino in Giappone, con inediti roll, inebriati da salsine homemade. Nipponiche e creative poi le pietanzine firmate da Kiyo e dallo chef Katsumi Soga. Che va oltre il canonico sushi, realizzando nigiri con capesante e foie gras, branzino cileno marinato al miso, gamberetti tempura creamy jalapeño e la seducente kevice di pesce, presentata in ampolla di vetro, con rucola, porri e K dressing. E se il Miyama sorprende fra uramaki arcobaleno, harumaki con gamberi e verdure, acqua che scorre lungo una parete e un salotto zen che gioca con sabbia e pietra, l'Hiro di Rho stupisce fra marmo, resine, bambù, soppalco e tatami. Mentre à la table giunge una rinfrescante jyou salad, insalata verde con ittici carpacci appena scottati. E per una tappa in India? La parola d'ordine è Tara, dove sperimentare tandoori misto, chicken tikka masala (cremoso curry di pollo) e rogan josh (curry di agnello allo yogurt). Da abbinare al pane cheese naan.

GUSTOSE FRAGRANZE
- È preziosa di stracchino, pomodoro e rucola la pizza al trancio siglata Little Italy, che vanta due quartier generali dai toni bianchi, rossi e verdi: in via Tadino e in via Borsieri. Segni particolari della bella cotta in forno a legna? Sofficità, croccantezza, qualità ed ecletticità. Visto che sono più di cinquanta le versioni in cui si presenta: da quella con melanzane, grana e basilico a quella con il salame di Felino. Rende onore a prosciutto di cinghiale, porcini e pecorino, invece, la pizza Maremmana by L'Uccellina, che non dimentica di sfornare la Buttero, con pancetta, uovo e pecorino. Mentre Moscara Charlie Brown prepara la Salentina (con salame piccante e cime di rapa), la Leccina (con olive leccine, lampascioni e burratina leccese), la Contadina (con pomodori secchi, rucola e funghi cardoncelli) e quella intitolata al Tavoliere delle Puglie (con pomodorini, stracciatella, puntarelle e sfilaccino di cavallo). E se Brand propone pure il giropizza nonché figlie di farina (lievitate almeno 24 ore) a forma di granchio e di squalo, Da Cecco si può assaggiare l'appetitoso Soufflé della casa, ripieno di mozzarella, crescenza e spinaci. E per una tondeggiante crescentina? Si va da Tigella's, aranciato locale vocato alla modenese tradizione. Della serie, gnocco fritto e tigelle a gogo, corredate da salumi e salsine o ingentilite dalla cunza, pestato di lardo, sale, aglio e rosmarino, suggellato da una spolverata di Parmigiano Reggiano grattugiato. Per un boccone rustico-aromatico.

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