Pellicole in rosa

Tra serietà e leggerezza, qualche titolo da vedere o rivedere per rendere omaggio al genere femminile

Un nuovo otto marzo si affaccia e qualche riflessione "su pellicola" sembra doverosa. Innanzitutto un posto di rilievo va alle fondate denunce che sorgono da una sponda all'altra dell'Oceano, ovvero dal cinema italiano o europeo, così come da quello americano. La denuncia è quella cioè di un'allarmante scarsità di ruoli femminili intensi, veri, troppo spesso surclassati da personaggi superficiali e vuoti, lontane dall'essere figure femminili rappresentative. A ribadirlo, sono state proprio di recente le attrici Valentina Lodovini e Laura Chiatti, mentre sulle pagine dei rotocalchi femminili si leggono spesso parole amare da parte di star di alto livello e non solo.

LARGO AI MAESTRI - Eppure grandi maestri del cinema hanno riservato un posto privilegiato alle donne, basti pensare ai film corali tutti al femminile di Pedro Almodovar, il cui ultimo Volvèr rappresenta molto bene lo stato di subalternità femminile, la solidarietà reale di cui le donne sono capaci, al di là del facile pregiudizio per cui proprio le donne sarebbero le prime nemiche di se stesse. Almodovar non è certo il solo a parlare di donne, ma se c'è chi lo fa in maniera decisamente impegnata, altri registi, altre pellicole, toccano il tema femminile con più leggerezza, ma pure con qualcosa da dire.

FACCIAMO SUL SERIO - Da Volevo i Pantaloni a Respiro, dal mobbing femminile di Mi piace lavorare a quello interpretato da Charlize Theron in North Country, o citando ancora l'attuale Persepolis e il documetario di Alina Marazzi Vogliamo anche le rose, sono tanti i titoli che ci ricordano come l'otto marzo non sia la giornata degli streep maschili, ed invitano anzi a chiedersi: "sicuri che i diritti delle donne siano tutelati?". Uscirà a breve nelle sale Juno, vincitore alla Festa del Cinema di Roma, il film racconta di una sedicenne posta di fronte a una dura scelta: abortire o tenere il bambino che aspetta? Neanche a farlo apposta, verrebbe da dire, visto il clima surriscaldato intorno al tema, per via del dibattito innescato da Giuliano Ferrara sull'aborto.

CHIUDIAMO CON UN SORRISO - Facendo spazio alla leggerezza, forse val la pena citare anche film come Il diario di Bridget Jones, se non altro per aver sdoganato i mutandoni contenitivi, o l'imminente Sex and the city, la cui serie televisiva ha mostrato (sotto gli splendidi e firmatissimi abiti) le peripezie che affliggono le donne del mondo occidentale. Chiedersi poi se la pellicola meriti o meno di aprire il Festival di Cannes prossimo, come sembrerebbe, è un altro paio di maniche.