Street Style

Comincia il viaggio di Milanodabere nel mondo del fashion da strada, alla ricerca della moda del futuro

«In order to be irreplaceable, one must always be different (Coco Chanel)»

Un tempo la moda era appannaggio delle classi più facoltose, le uniche che fossero in grado di permettersi un sarto che cucisse per loro gli abiti. Si parla di un periodo storico non troppo remoto nel tempo, durato almeno fino alla metà del secolo scorso.

In un saggio del 1895, il filosofo tedesco Georg Simmel descrive con lucidità le dinamiche che regolano la moda. Fra le spinte opposte e complementari di imitazione e bisogno di distinzione che ogni persona in un contesto sociale manifesta, i prodotti della moda si diffondevano nel corso del tempo dalle classi più ricche a quelle più povere.

Dimentichiamoci per un attimo i ritmi forsennati della moda contemporanea; una veste rossa che andava di moda –utilizzando la classica accezione che indica la tendenza evidente- presso le persone al vertice della società, ci metteva mesi se non anni per farsi indossare anche dai meno abbienti; e quando i meno abbienti indossavano il rosso, i più ricchi erano già passati al verde. Questo semplice esempio descrive una dinamica a piramide che per secoli ha dominato le logiche del costume, del suo cambiamento e della sua diffusione.

Una fotografia d'epoca che mostra la moda di inizio Novecento

Una fotografia d'epoca che mostra la moda di inizio Novecento

svolta epocale: la strada influenza la moda

Una rottura epocale è avvenuta intorno agli anni Settanta del Novecento. Dopo il New Look di Dior, l’haute couture e la nascita del Prêt-à-porter in Europa e in Italia, sono stati i fermenti giovanili di fine anni Sessanta a dare una scossa clamorosa al concetto stesso di moda.

Per la prima volta nella storia i giovani detenevano una personale visione del mondo, e la esprimevano con l’abbigliamento oltre che con il loro manifestare in piazza. Iniziano dunque a farsi largo jeans strappati, borchie e pelle, simboli della cultura punk. Un nome su tutti: Vivienne Westwood è stata la stilista che in quegli anni ha assorbito al massimo l’estetica della strada, in tutta la sua forza. La sua prima collezione è del 1981, e il punk prendeva a schiaffi Londra da almeno un decennio. Per la prima volta la strada ha determinato l’evoluzione del gusto.

I Sex Pistols, band punk degli anni Settanta che con il suo stile ha influenzato la moda

I Sex Pistols, band punk degli anni Settanta che con il suo stile ha influenzato la moda

fenomenologia dello street style

Dagli anni Settanta in poi è stato un susseguirsi di stili che la moda delle passerelle ha fagocitato e rielaborato: dagli hippy di Woodstock al punk e le sue derive, dagli eccessi degli anni Ottanta alle sperimentazioni (più o meno riuscite) degli anni Novanta. La cultura pop che diventa intellettualismo da passerella.

Nell’ultimo decennio, complice la pervasività dei mezzi di comunicazione, lo street style ha raggiunto un nuovo significato. Nelle figure di bloggers, it-girls e anche giornaliste di moda, lo street style scatena lo stimolo a un’imitazione collettiva. La nuova frontiera dello street style è un ponte di collegamento e comunicazione fra le grandi maison di moda e la massa, un ponte interpretato da persone che indossano e interpretano in modo del tutto personale i prodotti dell’industria del fashion.

Da sinistra: Anna Dello Russo, Alexa Chung e Chiara Ferragni, tre volti dello street style mondiale

Da sinistra: Anna Dello Russo, Alexa Chung e Chiara Ferragni, tre volti dello street style mondiale

strada e passerelle: chi contamina chi?

Si scatena così la ricerca spasmodica di un’originalità non ancora sperimentata, di uno stile che deve ancora essere creato. La strada rivive in tutta la sua infinita eterogeneità nelle fotografie che popolano il web e le riviste. Soggetti sono ragazze e ragazzi che vogliono comunicare la propria idea di moda attraverso gli abiti che vestono, gli accessori che indossano con più o meno disinvoltura.

Ed è così, ad esempio, che la strada ha sdoganato l’utilizzo di quelle che si conoscevano come scarpe da ginnastica, e che oggi si chiamano più elegantemente sneakers. Ed è così, ad esempio, che kaiser Karl ha fatto sfilare l’haute couture di Chanel in scarpe da ginnastica. Anzi, in sneakers.

Le sneakers nello street style e nella sfilata haute couture Chanel 2014

Le sneakers nello street style e nella sfilata haute couture Chanel 2014

la moda: eterno ritorno al futuro

Imitazione e distinzione tornano (se ne sono mai andati?) apportando un nuovo significato alla nozione stessa di moda. Perché nulla è più probabile che la nuova frontiera del fashion sia lì, a un palmo dal naso, fra un incrocio e un marciapiede di una grande città. A non aspettare altro che essere fotografata.

Comincia qui il viaggio di Milanodabere attraverso lo street style, nell’universo della moda 3.0 che trova anche in Milano un palcoscenico di tutto rispetto. Ready to go?