Kei Kagami

Ingegno e filosofia del Sol Levante

Per la seconda volta l'architetto-stilista Kei kagami sceglie Milano per presentare una collezione di alta sartorialità e di invenzioni lontane dal
Prêt-à-Porter.
Animato da uno spirito di couturista e dall'ingegno di un architetto, kagami sfrutta il suggestivo chiostro del glicine dell'Umanitaria per dare vita ad un defilè di alto valore concettuale.
Il leitmotiv della collezione è quello di dare al vestito una funzione sia pratica che simbolica, per questo motivo la sfilata è divisa in tre sezioni.

Nella prima si può notare l'inserimento di strisce di tessuto di colore diverso che stanno ad indicare una lenta trasformazione del concetto del 
Prêt-à-Porter.
La seconda sezione è un omaggio alla donna e alla sua vita quotidiana. L'intento di base è quello di nobilitare tutte le attività femminili, creando un'icona di rassicurante quiete e calda familiarità. Per far comprende l'importanza della donna, come dea madre, le maniche delle giacche sono allungate fino a coprire con il tessuto anche le borse oppure la gonna diventa così ampia da coprire il passeggino o la bicicletta.

L'ultima parte è una lezione di haute couture, dove raffinatezza e teatralità sono in primo piano. L'architetto nipponico si ispira ai trucchi e marchingegni dello spettacolo per creare abiti dal forte impatto visivo, come abiti porta candele, porta bicchiere, porta cruccia, posa cenere e lampadario. Se venissero eliminate le strutture metalliche in esse contenute gli abiti si destrutturerebbero, si arricchirebbero di drappeggi e pieghe, diventando più portabili.

Pezzo forte della sua collezione sono le scarpe-scultura. Esse sono caratterizzate da una punta molto alta e tonda, come i sandali olandesi, e da un tacco dalle forge più incredibili.
Tenendo in mente le lezioni di geometria, matematica ed architettura, lo scultore-stilista Kagami crea tacchi utilizzando bulloni, perni e morsetti dal forte effetto  scenico.