Verso Cassandra

La condizione femminile e il Mito di Troia raccontato dagli occhi della "profetessa di sventura"

La luce crepuscolare del Teatro Verdi scopre una scenografia minimale. Una donna contemporanea, una turista, avvolta in un ampio cappotto ascolta la storia delle rovine di Micene da un'audioguida. La storia di Cassandra appare nelle parole della donna. La luce cala ed è la protagonista stessa prima dell'esecuzione della sua condanna a narrare con un flashback le vicende che i greci resero Mito. La "profetessa di sventure" smentisce questo ruolo portando in scena unracconto personale, non ortodosso, della guerra di Troia.

Una prospettiva antieroica che mostra la condizione delle donne: Ecuba, regina e sposa di Priamo, è inascoltata, Cassandra è pensata pazza, la bella Elena per cui si scatena il conflitto è in realtà un fantasma, non esiste. La capacità attoriale e fisica di Elisabetta Vergani si sviluppano in una performance coinvolgente, il disagio interiore della protagonista è reso con tremito esterno, via via sempre più forte, scuote il corpo e lo spirito. Quattro corde da prigione di sofferenza si trasformano in altalena su cui ricordare il tempo di pace. Una rappresentazione simbolica dalla scena scarna ai suoni di accompagnamento. Gli strumenti suonati da una percussionista suggeriscono il vento, il mare che lambisce la terra, il battito cardiaco, le risa di scherno, la battaglia (interiore) di Cassandra.