Sting

Notte da sogno tra labirinti e liuti rinascimentali, nella magia di Santa Maria delle Grazie

NOTTE DA SOGN0 - Dove in tempi lontani la terra fu calpestata da Leonardo da Vinci e le pareti tinte dal suo genio, ora risuona la musica di Sting. Mercoledì 13 dicembre 2006, la fredda sera cede il posto al calore di Santa Maria delle Grazie, illuminata da luci soffuse e nell'abside da cromatismi cangianti e una motlitudine di candele. Nell'aire è palpabile l'emozione dell'attesa dei pochi fortunati che godranno il concerto di Sting, regalatoci dal Comune di Milano, Universal Music, Deutsche Grammophon, Four One, Alice Home Tv e Rosso Alice. Ed eccolo con naturalezza salire all'altare, trasformato in semplice palco, insieme a Edin Karamazov, Maestro di liuto. A raggiungerli sarà poi il coro Stile Antico. Un cono di luce cattura il soffio del liuto. Suoni antichi addolciscono menti caotiche di suoni metropolitani. Sting canta opere di cantori dal cor gentile e un'aria limpida arriva ad accarezzare le nostre guance, timido bacio insperato, giunto a riscaldare l'invernale pungevolezza. Le dita pizzicano le corde che serene fanno risplendere la chiesa  di colori fruttati. La bocca assapora così il nettare di succulenti banchetti di corti cinquecentesche. La notte è piena di sogni e gli occhi di stelle.

CURIOSITA' RINASCIMETALI - I brani sono quelli di Songs from the Labyrinth, il suo nuovo album di reinterpretazioni della musica rinascimentale, dedicato all'opera del noto compositore inglese John Dowland. Vissuto tra il 1563 e il 1626, il sogno di Dowland era quello di suonare per la regina Elisabetta I d'Inghilterra, sogno che però mai s'avverò. Con la sua acutezza di spirito Sting ha legato John Dowland agli altri due autori interpretati. Racconta infatti che Dowland avrebbe voluto sostituire a corte l'appena scomparso John Johson, padre di Robert Johnson, l'unico compositore che sappiamo aver scritto musica per Shakespeare. Il caso vuole che Robert sia omonimo del padre del blues americano (1911-1938). Si canta di amori, di lande ove il tempo sostava a rimirare l'acqua nei pozzi accarezzati dalle vesti sognanti di preziose vergini, fino ad arrivare ai bis. Alle prime note di liuto di Fields of Gold la magia della serata raggiunge l'apice, si passa quindi a Message in a bottle e a Hell Hound of My Trail, omaggio al bluesman Johnson. Chi è presente ostenta gioia di sguardi, Sting ringrazia... il concerto è finito e andiamo in pace. Ma per chi vuole riassaporare quei momenti dal 20 dicembre potrà farlo su Rosso Alice.