Mea Culpa: il dramma di cinque donne

Eleonora D'Urso racconta la violenza sessuale attraverso cinque storie

Cinque donne contro una parete nera. Immobili come statue coi capelli biondo platino. Mea culpa, spettacolo teatrale di Eleonora D'Urso in scena al Teatro Franco Parenti fino al 19 dicembre, racconta attraverso i diversi punti di vista la violenza e il rapporto conflittuale con la colpa, fortemente radicato nella cultura cattolica. Il testo si sviluppa per narrazioni alterne, tre a testa, segnate da una sorta di "stacchetto" musicale che fa da contraltare pop alla drammacità degli episodi. Le protagoniste dapprima sicure poi sempre più disperate lasciano fluire i ricordi.

Sono donne molto diverse per origine ed estrazione sociale, accomunate da una forte educazione cattolica: un'immigrata rumena costretta alla prostituzione, un'adolescente della "Roma bene", un'orfana cresciuta in un istituto ecclesiastico, una studentessa universitaria divenuta escort e una ragazza che si definisce "amante per grazia ricevuta". Lo sfondo è Roma, città immaginata, sognata, piena di speranze disilluse. Tutte si rivolgono a Dio con l'appellativo di padre, sperando di trovare risposte all'interno della fede, ma proprio un prete sancisce la loro definitiva caduta, abusando della loro ingenuità e scatenando un senso di vergogna. Tutte si credono colpevoli, emblematica la frase pronunciata da due delle ragazze: "ho ucciso Dio", quando in realtà sono vittime.