Il Principe e il jazz

Il buio incontra la musica d’élite. E la notte abbraccia vibrazioni fatte di note e di emozioni

Prendi una fredda sera d’autunno. Una di quelle sere in cui usciresti solo a patto che la movida meneghina sapesse declinare i suoi ritmi allegramente chiassosi in qualcosa di diverso, di più soft e tranquillo. Una di quelle serate in cui avresti voglia di liberare la mente e rasserenare lo spirito con un’ondata di energia positiva che non significhi a tutti i costi balli e musica sfrenata, ma sia capace di pervadere l’anima a poco a poco con cadenza lenta e sinuosa. Aggiungi una location d’atmosfera, suadente e distensiva come quella del Giardino d’Inverno, uno dei più rinomati Bond Bar del mondo, ospitato in un altrettanto prestigioso hotel meneghino: il Principe di Savoia. Poi mettici bravi musicisti con tanto di sax, piano, basso, clarinetto, trombone e batteria, capaci di strabiliare il pubblico con innata genialità e fantasia. Ed ecco la miscela esplosiva dei Jazz Days, notti di note dove la creatività italiana si esprime attraverso il dialogo, perfetto e coinvolgente, tra gli strumenti.

Il primo appuntamento è per giovedì 8 dicembre con il Paolo Tommelleri trio, per continuare mercoledì 14 con i Gumbo Eaters e giovedì 15 con il Paolo Alderighi Trio, e approdare a mercoledì 21 con il Jazz trio mio. Un calendario fitto e interessante, articolato ogni volta in quattro sessioni musicali da 45 minuti l’una (le prime due dalle 19 alle 21 e le altre due dalle 22 alle 24), che proseguirà per tutto l’inverno.

L’ingresso è libero, ma una volta entrati al Principe non ci si può esimere dal trattarsi con i guanti. Almeno per una sera. Come non cedere a una coppa di champagne o a uno dei cocktail preparati con maestria dal barman Andrea Zampolini? Sarebbe un sacrilegio. Belli e buoni sono un lusso per il palato, che raggiunge la nobiltà dei sensi flirtando con il Liquid Luxury: un mix esclusivo di pregevoli distillati servito in un calice di cristallo e argento firmato Christofle. Da centellinare in 3.500 sorsi da un euro. Per un prezzo da capogiro. Ma si sa, la classe non è acqua.

E se invece la voglia di qualcosa di buono sorprendesse al pomeriggio? Nessun problema, il bar Giardino d’Inverno è aperto anche per il tè delle cinque con l’High Tea. Naturalmente solo i migliori infusi, provenienti da ogni parte del mondo, entrano nella tazza, golosamente accompagnati da raffinati piatti tipici. La lunge music, dagli influssi asiatici, scandisce la degustazione.