Il cielo azzurro sopra Berlino

Milano porta per le strade più di mezzo milione di persone per festeggiare la vittoria della Nazionale, che mette in ginocchio ai rigori la Francia del prepotente Zidane

SOGNI MILANESI  DIETRO AD UN PALLONE – Un pallone è capace di farti girar la testa, di farti ritrovare il nazionalismo perduto, di farti sentire invincibile in una notte di mezza estate. Un pallone può restituirti ancora una volta alla storia e far volare un sogno sopra una vittoria, guadagnata con ingegno e tatto, da una squadra che aveva mezzo mondo contro. L’Italia, adombrata dagli scandali di Calciopoli, ritrova una foto ingiallita di Mister Bearzot e di quella indimenticabile nazionale del 1982 per riportare in casa il titolo massimo: Campioni del mondo. Né la Germania ingiustamente polemica di queste ultime settimane (la signora Markel e il popolo tedesco hanno ancora troppi rimorsi sulla coscienza) né la Francia napoleonica dello scorretto Zidane sono riusciti a fermare questo ciclone azzurro guidato da Marcello Lippi. E’ vero che l’euforia sfumerà, ma questa coppa del mondo ci apparterrà per i prossimi quattro anni.

DA PIAZZA DUOMO A VIA TORINO – Alle ore 22.50 la piazza più grande di Milano trema. All’ombra della Madonnina gioiscono i centomila tifosi accorsi per godersi sul maxi schermo la finale di questo Mondiale di calcio 2006. L’Italia è campione del mondo ed è festa, grande festa. Centinaia di bandiere irrefrenabili sventolano mentre uno sciame di clacson accompagna un coro crescente. Fumogeni colorati e decine di persone sono arrampiacate sulla statua di Vittorio Emanuele al centro della piazza. La gente si abbraccia, fa festa, piange, ritorna ad essere bambina per un istante per provare a stupirsi di fronte a questo momento di sincera collettività. Poco dopo le 23.00 lungo via Torino inizia un corteo che testimonia la voglia di far festa dei milanesi e la loro creatività: ragazzi in maschere tricolore, striscioni festosi ma zeppi di provocazioni, ragazze che minacciano uno streap, "ciapett" e "sederini" allo scoperto, automobili verniciate col tricolore, mini squadre sui marciapiedi che palleggiano con la speranza di emulare l’azione decisiva del loro beniamino.

DA PIAZZA CORDUSIO AL CASTELLO – Alle 23.30 fuochi d’artificio arricchiscono la festa di piazza Cordusio mentre un camion per cavalli e un gigantesco trattore rallegrano l’arteria del centro storico. Persino gli autisti seriosi del’ATM impallidiscono dinanzi a tanta festa e partecipano a questa lunga notte azzurra suonando i campanelli dei tram, che ritardano inevitabilmente le corse. Il Castello sforzesco è assediato tutto intorno dalle bandiere mentre registrano grande affluenza i pochi bar del centro che hanno resistito alla tentazione di restare aperti. A mezzanotte in punto sotto la Galleria si formano piccole tribù di tifosi che si mettono assieme e danno il via a danze, saltelli, cori mentre schizzi di spumante si spargono in ogni angolo. Persino i turisti stranieri hanno indossato una maglietta azzurra e non hanno voluto rinunciare alla festa.

DA SAN BABILA AI NAVIGLI - San Babila diventa la swimming pool di questa festa, con i milanesi più coraggiosi che trovano refrigerio nella fontana della piazza. "Qui giace la Francia, travolta da un ciclone azzurro", recita uno striscione a corso Buenos Aires, e una finta bara commemora scherzosamente la sconfitta dei cugini d’oltralpe. Coppe di cartapesta e altri striscioni alle Colonne di San Lorenzo, truppe di zanzare in festa sui Navigli. Passata la mezzanotte l’isola pedonale dei Navigli è zeppa di persone che brindano sulle sponde de fiumiciattoli milanesi. "Sono lacrime di gioia – ci racconta Luca, 24 anni – perché questa è la prima vittoria azzurra che festeggio. Avevo pochi mesi quando l’Italia di Paolo Rossi vinse i Mondiali del 1982". La luna è piena, l’alba è ancora lontana e la festa non vuole finire. E’ giusto così adesso che il lustro ritorna a splendere sullo stivale italiano, unito da Nord a Sud. Questa Italia che non ha più "un partigiano come Presidente" ha ancora un jolly da poter giocare: la speranza.