Gui Boratto

Il Brasile lascia arrivare un dj elettronico che mette a tacere la bossanova per un po'. Bellissimo

Il Brasile è un luogo strano, è lontano anni luce dalla nostra concezione di civiltà.
In Brasile ci sono cose pericolose, che se ne stanno nascoste nelle periferie, lì dove le case sono fatte di lamiera, cose che quando decidono di farsi sentire, fanno paura.
Ci sono quelli che nascono con il pallone da calcio sotto i piedi nudi. E c'è Gui Boratto.

LA COMPLETEZZA DEL CAMPIONE – Boratto è di San Paolo, è un produttore, un architetto, un musicista, ovviamente, e un pubblicitario. Inizia la sua carriera nel '93, proprio nell'ambiente della pubblicità e, nel '94, inizia a far musica. Si comprende da subito la sua propulsione elettronica, la capacità di stendere melodia affascinanti e cattive allo stesso tempo. Fino a 2004 presta le sue composizioni alle maggiori etichette di tutto il globo, poi decide di far da solo, comprende che senza dubbio il talento c'è, il riscontro anche. Nasce il lato intimo del brasiliano, la parte venosa e calda.

MAGAZZINI GENERALI  – Le sue performance girano l'Europa, il pianeta intero. Fino ad arrivare in Italia, ai Magazzini Generali, il tempio dell'elettronica nella capitale dell'avanguardia underground. ci sono molti ragazzini, Boratto riempie e stringe. L'impatto è magnifico, grazie anche alla completezza della discoteca milanese. E'uno dei migliori e lo si vede, lo si capisce. Suona per Kompakt, una delle etichette con maggior talenti elettronici. Il brasiliano fa ballare, ballare davvero, propone schegge del suo ultimo album Cromophobia.

CROMOPHOBIA - S'intuiscono, dai suoni, le origini latine, è palese la violenza, l'impronta techno, sottili linee di Shoegaze. Qualcuno ha detto che questo suo ultimo album è forse troppo lineare, che ti da e ti toglie, come il migliore degli amanti. Che arriva a picchi di senza fiato per poi frantumarsi nella banalità. Forse è vero, forse, ma qui, ai magazzini, in questo secondo giorno del maggio, nulla c'è stato di banale. Nulla.