Ciao Gino

Milano tributa una serata commemorativa a Gino Bramieri al teatro Manzoni, in attesa della strada che gli sarà dedicata il 28 marzo

Gino Bramieri è un milanese da non dimenticare per quello che ha dato alla storia dello spettacolo italiano. Ieri sera al Teatro Manzoni gli è stata tributata una serata commemorativa a dieci anni dalla scomparsa, patrocinata dall’Assessorato all’Identità del Comune di Milano. “Cinquecento sorrisi valgono più di cinquanta risate” resta una delle massime del Bramieri più riflessivo. Tanto lo sappiamo bene che il palcoscenico se lo contendono due categorie: i comici e gli attori brillanti. Bramieri è stato un comico, forse l’ultimo vero comico che ha inorgoglito il nostro Paese.

Mentre è Paolo Limiti a farla da padrone di casa, si pesca tra ricordi, vecchi filmati e testimonianze. Sandra Mondaini e Raimondo Vianello ricordano il lavoro condiviso con l’amico Gino e l’arrogante e prepotente censura democristiana che li vide processati. Ritorna come fatto di cronaca assieme al fantasma di Fanfani il Belpaese bacchettone che non perdonava, anche chi faceva satira innocente, lontana dalla volgarità dei nostri tempi. Mentre Wilma De Angelis canta “Soldi, soldi, soldi”, uno dei successi canori portati alla ribalda da Bramieri, il pubblico ritrova fotografie in bianco e nero dell’Italia del boom economico , quella che faceva le cambiali per comperare il primo televisore per godersi a casa “Lascia o raddoppia?” o quella che metteva da parte i risparmi per avere in cucina un bel frigorifero, che per il Belpaese era più di un semplice elettrodomestico.

Da quello schermo esce il meglio della carriera di Bramieri, irresistibile quando canta con Mina vecchie canzoni tradotte in milanese. Ombretta Colli ne ricorda la bontà e la professionalità mentre Milva l’entusiasmo e la passione nell’affrontare il suo lavoro. Italo Terzoli, che ha scritto per Bramieri il meglio del suo repertorio, ci tiene a sottolineare che talenti come lui non torneranno più. E questo pensiero non viene smentito quando viene proiettato l’inimitabile sketch del comico milanese nei panni di una madre (prostituta sotto la veste) che si reca a trovare il figlio in carcere. Altro esempio di filmato censurato dell’Italia del primo Bramieri. “Quest’anno per la festa del papà ho voluto fargli assieme a mia sorella Lucia un regalo unico – ci spiega il figlio Cesare – sapendo che in questo teatro sarebbero accorsi tutti i suoi amici e il suo pubblico che continua a volergli un sacco di bene”. Marisa Del Frate invia un telegramma mentre Gianfranco Iannuzzo ricorda il Bramieri degli ultimi anni.

Chissà come avresti commentato questo tributo, caro Gino. Forse raccontandolo in una barzelletta e burlandoti di noi, soprattutto di chi ha rovinato la festa con qualche sbavatura da campagna elettorale. Ieri sera, Paolo Limiti facendo esplicito riferimento a l’ex ministro Letizia Moratti (il conduttore ha dimenticato che la legislatura è finita da un pezzo e il ruolo istituzionale è decaduto), seduta in prima fila, non ha saputo scindere il mondo della cultura da quello politico-istituzionale. La memoria dei grandi come Gino Bramieri resta al di sopra di queste piccolezze o di queste allusioni, a volte forzate. Passata l’euforia, la platea del teatro Manzoni lo ha capito.