Chianina Day 2011 all'Oste del Teatro

Nel salottino gastronomico di via Pastrengo si celebra fino al 31 marzo la famosa bistecca della Val di Chiana

Se l'oste non va a teatro, può accadere il contrario. Un dispettoso gioco di parole? Può darsi, anche se di fatto l'Oste del Teatro è una propagine del Teatro Verdi. Prima, durante o dopo lo spettacolo, gli spettatori annusano i profumi dalla cucina e si intrufolano dalla parte del ristorante. Lo sappiamo bene che il palco può dare le sue suggestioni così come le locandine sui muri del ristorante intimo di via Pastrengo che fino al 31 marzo ospita un evento gastronomico: la Chianina 2011, ovvero una passerella culinaria che punta i riflettori sul fiore all'occhiello della tradizione gastronomica umbro-toscana. Allevata in Val di Chiana da macellai artigiani, la famosa bistecca è stata macellata ai primi di marzo. L'Oste del Teatro la serve grigliata, preparata con aromi.

L'OSTE - E così tra un buon calice di vino rosso, affettati, formaggi e la sostanziosa bistecca chianina, prima o poi si finisce col fare quattro chiacchiere con l'Oste, friulano doc, che gioca a fare la parte del "burbero". "Avevo un sogno quello di portare la cucina friulana a Milano – ci racconta il titolare Gunnar, ex campione europeo di Football americano – e di poter abbinare al tocco del nostro mestolo d'oro Luca la bontà dei vini del nostro territorio”. Sarà la vicinanza al palcoscenico, ma l'atmosfera è così intima che sembra di essere finiti in uno di quei vecchi salotti gastronomici in cui ti può capitare di fare qualsiasi incontro: “Mio padre è un giornalista in pensione che mi ha lasciato in eredità la passione per il Friuli dove sono cresciuto, aiutandomi a dargli un connotato attraverso i percorsi enogastronomici più appropriati”, conclude Gunnar.

HEMINGWAY
- Proust permettendo, i rimandi sono così variopinti che sembra di essere finiti in una di quelle locande in riva al mare, da far gola a qualsiasi pagina letteraria. E quando a metà serata entra un uomo con barba folta e cappello, sembra di rivedere Hernest Hemingway – celebrato dall'Oste del Teatro ogni 21 luglio – che con la sua aria scanzonata si siede e chiede il solito bicchiere di vino. Sarà pure uno scherzo dell'immaginazione, ma il palato è una canzone: ci mette poco a solleticare la memoria, anche se al piano non c'è Paolo Conte che canticchia “Forse un giorno meglio mi spiegherò. Et alors, monsieur Hemingway, ça va?”.