Babel-Requiem per il XX Secolo

Yasumasa Morimura e Cheri Samba. Giappone e Africa parlano delle sorti dell'umanità, dentro e fuori la Biennale di Venezia

Biennale dentro e Biennale fuori, il tema del destino dell'umanità viene spesso ripreso e due artisti in particolare convincono per forza espressiva. Yasumasa Morimura e Cheri Samba.

REQUIEM CAMALEONTICO PER IL XX SECOLO - La Fondazione Bevilacqua La Masa ospita la prima personale europea dedicata a Yasumasa Morimura (Osaka, 1951). Il camaleontico artista giapponese si trasforma in personaggi celebri e non, caduti, per loro volore o malgrado tutto, nella rete della storia. Un'occasione per riflettere su quelli che furono negli anni '80 i primi passi verso quell'apertura all'arte asiatica che oggi sta esplodendo anche in direzione di Cina, India e Corea. La poetica di Morimura è centrata sulla necessità da parte dell'Est di accogliere e inglobare i modelli della vita occidentale. Le opere a Venezia sono tutte inedite e in grande formato, appositamente realizzate e raccolte sotto l'emblematico titolo Requiem for the XX Century. Twilight of the turbulant Gods. E per la prima volta sono visibili anche alcuni video ispirati a controversi personaggi del XXI secolo, come ad esempio il drammaturgo e scrittore giapponese Yukio Mishima morto suicida nel 1970, oltre a una singolare videointervista di circa 10 minuti nella quale l'artista introduce il pubblico nel suo studio di Osaka. Figura unica nel panorama internazionale contemporaneo, Morimura è capace attraverso la fotografia di offrire inaspettate riletture di alcuni temi centrali dell'arte, in particolare della pratica pittorica, reinterpretando in prima persona opere di famosi pittori europei, da Velazquez a Goya, da Leonardo da Vinci a Rembrandt van Rijn, da Lucas Cranach a Monet. Tematiche centrali il vedere e l'essere visto, la ridefinizione del genere sessuale e l'appartenenza ad esso, l'io e la percezione di esso.

BABELE AFRICANA - L'anima dell'uomo emerge anche dalle grandi tele dell'africano Chéri Samba, in mostra alla Biennale. Su billboards, fumetti e materiali di riciclo, egli dedica la sua poetica alla gente di Kinshasa, ai drammi di un popolo che vive con fatalismo e ironia la propria difficile condizione. Con lo sguardo rivolto verso il mondo ci mostra l'immensa Torre di Babele che l'umanità ha creato, con le tragedie ad essa legate, con il profondo disagio dei nostri secoli, ma con quei colori che donano vita sgargiante alle sue opere e che fanno pensare che una speranza ancora c'è, nelle culture dei popoli.

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati